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Due notizie per riflettere.

La prima recita così: “Le cosche della ‘ndrangheta avevano messo le mani su alcuni sub appalti per la realizzazione delle linee ferroviarie ad alta velocità. È quanto emerge dall’inchiesta della Polizia e della Dia (Direzione investigativa antimafia) che ha portato all’arresto di una quarantina di persone. Le indagini avrebbero accertato la presenza di “stabili collegamenti” con le famiglie di origine di esponenti dell’organizzazione da tempo in Liguria, attivi nell’edilizia e nel movimento terra, che avrebbero acquisito sub appalti per la realizzazione del terzo valico ferroviario. Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società. Gli investigatori stanno anche eseguendo un sequestro preventivo di beni mobili, immobili, depositi bancari e di numerose società riconducibili agli indagati per un valore di circa quaranta milioni”.

 La seconda è questa. Il Comune di Alessandria ha revocato l’autorizzazione di lavori in subappalto a una impresa che avrebbe dovuto eseguire interventi integrativi per l’esecuzione delle modifiche al parapetto stradale e pedonale del ponte Meier per un importo di 54.000 euro. Perché? L’Agenzia delle Entrate ha rilevato la sussistenza “di violazioni gravi e definitivamente accertate rispetto agli obblighi relativi al pagamento di imposte e tasse”.

 Dietro alle grandi opere si nascondono interessi della criminalità organizzata, imprese che tentano di portare a casa il massimo risultato con il minimo sforzo (economico) e che del rispetto delle norme spesso ignorano i fondamentali. Quello che è certo è che le grandi opere non vanno censurate a prescindere, ma nemmeno idolatrate in quanto risolutrici di tutti i mali. Il settore delle costruzioni è uno dei più delicati. E la storia alessandrina ha dei trascorsi che devono sempre fare riflettere.