Ruspe e camion si muovono lentamente e con precisione. Il rumore quasi non si sente. Ad alcune centinaia di metri c’è il cantiere allestito per ristrutturare una vecchia cascina che diventerà un resort con piscina. Abbassiamo i finestrini dell’auto. C’è un leggero vento. L’attività dei mezzi meccanici si sente appena, così come l’odore che è al limite della percepibilità. Eppure siamo su uno dei punti più alti. Sotto di noi ci sono decine di metri di rifiuti. Intorno, altrettanti.

Essere al centro de ‘La Filippa’ di Cairo Montenotte significa capire cosa è la ‘discarica sostenibile’ e l’economia circolare applicata al ciclo dei rifiuti. Leggere e studiare le carte è importante, ma per comprendere il significato di un progetto come questo è necessario toccare con mano e alla ‘Filippa’ di Cairo Montenotte si può fare. Non a caso l’impianto accoglie visitatori, scolaresche, studenti universitari, ricercatori, ingegneri ambientali e ospita spettacoli e concerti. «Le migliori garanzie? Sono quelle che servono a noi, che vogliamo diventino prescrizioni negli atti amministrativi». Massimo Vaccari parla chiaro. L’imprenditore, insieme al fratello Carlo, ha pensato, progettato e realizzato, sempre affiancato da una squadra di tecnici e di professionisti, una discarica come poche in Italia. ‘La Filippa’ di Cairo Montenotte ha ospitato il primo chilo di rifiuti al termine di un percorso burocratico iniziato nel 2001 e durato sette anni, scandito dall’opposizione di comitati e cittadini e dalla diffidenza della politica. Sono stati i risultati ottenuti negli anni, il ruolo sociale, la trasparenza e la visione d’impresa a convincere progressivamente il tessuto locale fino a fare diventare l’impianto ligure un esempio e un punto di riferimento anche di Legambiente. Oggi alla ‘Filippa’ sono occupate circa venti persone.

La discarica che man mano che viene riempita diventa uno spazio verde è un modello economico che riesce anche a tenere lontano il malaffare che troppo spesso ruota intorno ai rifiuti. Il movimento dei camion, i materiali, la gestione è sempre sotto la luce dei riflettori e con i controlli che sono unicamente esterni. «Quando mi hanno suggerito di allestire un laboratorio interno ho detto no. Non esiste che uno si controlli da solo» racconta Massimo Vaccari che con questa decisione ha anche anticipato una normativa che sarebbe entrata in vigore successivamente.

Per entrare alla ‘Filippa’ si percorre una strada asfaltata con ai lati un guard rail in legno. Luci a led lungo il percorso e la fibra ottica interrata completano la infrastrutturazione. Il legno, «di recupero» precisa Vaccari, è dappertutto: sono di legno i pali delle luci e della recinzione, il legno ricopre i piccoli prefabbricati all’ingresso della discarica, i tavolini, le panchine esterne e le coperture del percorso pedonale sono di legno. In ogni lotto di discarica che viene completato si procede alla copertura con piante e fiori, mentre a fianco dell’accesso pedonale non manca un roseto con una centinaio di varietà. Anche l’ultimo tratto di strada è asfaltato e non manca un impianto di lavaggio dei camion in uscita. Uno dei problemi, spesso irrisolti in Italia, è quello del percolato. Qui esiste un sistema doppio di pompaggio del percolato («Gli scarichi equivalgono per quantità e qualità a quelli di sessanta famiglie» precisano gli imprenditori) che viene poi inviato all’impianto di trattamento di Dego attraverso una fognatura che ha realizzato la stessa società che gestisce la discarica. I rifiuti ammessi sono quelli non pericolosi e non putrescibili: inerti, terreni da scavo, fanghi da trattamento delle acque, scarti non recuperabili di gomma, plastica, carta, tessuti e vetro.

Quello della ‘Filippa’ (era una cava di argilla, i buchi vengono riempiti ricostituendo la morfologia e le condizioni di fruibilità: quando sarà esaurita diventerà un parco con intorno cascine ristrutturate e abitate; non ci sono impianti di trattamento o di trasformazione, ndr) è un «percorso di rigenerazione che resta però un caso ancora isolato» scrive la rivista di Legambiente in un articolo che ha focalizzato le sei ‘R’ di Cairo Montenotte. Alle tradizionali ‘Riduzione, Riutilizzo, Riciclo, Recupero’ si sono aggiunte quelle volute dai fratelli Vaccari: ‘Riqualificazione’ dell’area compromessa dalle precedenti attività industriali e ‘Riutilizzo’ del sito a fini ricreativi. Lo stesso che gli imprenditori vorrebbero fare con la ‘Filippa 2.0’ tra Frugarolo e Casal Cermelli in località Cascina Pitocca. Un progetto che però ha subito sollevato critiche e contestazioni, al punto da spingere a sospendere il procedimento per la pronuncia di compatibilità ambientale. «Lo abbiamo fatto – spiega Massimo Vaccari che è amministratore unico della ‘Filippa 2.0’ – perché, come accaduto a Cairo Montenotte, è nostro interesse spiegare in modo dettagliato cosa abbiamo intenzione di fare». Niente assemblee pubbliche, però. Bensì è stato creato un portale informativo – lafilippa2.it – realizzato su richiesta delle pubbliche amministrazioni. Il progetto alessandrino è il risultato di un processo di diversificazione, evoluzione e innovazione che gli imprenditori Massimo e Carlo Vaccari, hanno intrapreso nel corso di una storia d’impresa che inizia alla fine del 1800 a Valenza e prosegue a Cairo Montenotte, dove per oltre cinquant’anni la famiglia Vaccari (è alla quarta generazione) ha prodotto laterizi e sistemi per l’edilizia. Poi arriva la svolta con la discarica sostenibile che punta «a ridurre al minimo gli impatti e restituire il sito in equilibrio con l’ambiente nel più breve tempo possibile (l’attività si svolgerà sull’arco di otto anni)». Il portale finora ha registrato oltre 3.450 visite, 8.300 pagine consultate e 10.000 file visualizzati o scaricati, mentre sono stati orgaanizzati diversi incontri con i cittadini sviluppando una azione di ascolto e dialogo con un centinaio di persone che hanno interagito in piccoli gruppi di circa di quattro-otto persone.

A Cairo Montenotte oggi il rapporto fra discarica e area urbana è positivo sia per l’aspetto economico, sia  per quello sociale. Rispetto al primo, ‘La Filippa’ dall’inizio dell’attività al 31 dicembre 2017 ha versato alle pubbliche amministrazioni oneri di servizio e tributi speciali per oltre 7.593.159 euro e investe in informazione e comunicazione, realizza iniziative in campo sportivo ambientale e sociale, finanzia opere e strutture di pubblico interesse e dal 2008 al 2017 ha speso circa 1.940.000 euro. Sul fronte della responsabilità sociale c’è segnalare una esperienza particolare: ‘Il Prato delle Ferrere’. Era un grande campo con intorno casette con giardini privati. Ma era un prato incolto, con erba alta e rovi, dove venivano anche scaricati detriti. La classica area pubblica abbandonata. Nel 2010 ‘La Filippa’ si è resa disponibile a riqualificare la zona e nel 2017 il ‘Prato delle Ferrere’ è diventato un parco pubblico attrezzato, rispettato e vissuto da tutti.

Il modello imprenditoriale ed economico della ‘Filippa’ è stato anche al centro dell’interesse internazionale, ma nell’Alessandrino è stato accolto con diffidenza, protesta preventiva e poca volontà, finora, di capire. Massimo e Carlo Vaccari non hanno però fretta. E dalla loro non hanno solo una visione, bensì un esempio industriale concreto. Che chi vuole può andare a visitare.