borsalino cappelli

La Borsalino ha visto respingere la seconda richiesta di concordato preventivo, aprendo le porte alla procedura fallimentare. L’industria che va bene, che produce, che cresce di fatturato (la stima per il 2017 è di diciassette milioni), che investe però non basta a fare dimenticare, e superare, le “ragioni tecniche e legali che nulla hanno a che fare con l’attività gestionale dell’azienda” che sono alla base (le parole sono della società Haeres Equita) della decisione del tribunale. Insomma, si fallisce per ragioni tecniche e finanziarie non legate all’attuale gestione, a dimostrazione che scrollarsi di dosso un pesante passato a volte è impossibile.

La Borsalino, storica impresa di Alessandria che ha portato il cappello in tutto il mondo, dopo essere stata salvata quasi all’ultimo momento da Philippe Camperio, imprenditore italo-svizzero sbarcato nel capoluogo con la Haeres Equita (sede legale a Valenza nello studio del commercialista Carlo Frascarolo) che è sceso in campo circa due anni impegnando risorse milionarie e affittando il ramo di azienda fino alla fine di giugno, adesso è sull’orlo del burrone più che mai. In attesa di conoscere le motivazioni del tribunale, stanno però prendendo corpo interrogativi sui quali non si è soffermato quasi nessuno. Mentre la città si era fatta bella dei progetti di Camperio rispetto alla promozione dell’immagine del cappellificio, ai film, al progetto multimediale del Museo che dovrebbe nascere a Palazzo Borsalino (altro capitolo a rischio?), a molti, dalle parti sociali alla pubblica amministrazione, è sfuggito quanto era scritto nelle carte. Pochissimi hanno cercato di capire se fossero presenti delle insidie nella operazione che ha portato Camperio ad Alessandria. Però qualcosa che non torna deve esserci, se i giudici hanno respinto la prima richiesta di concordato, hanno allungato di un mese la decisione rispetto alla seconda e si sono riservati ancora un paio di giorni per la decisione finale.

Camperio ha poi rilevato per 18 milioni il marchio Borsalino da Mediocredito. È su questa operazione che si è concentrata in particolare una parte della requisitoria del pm Tiziano Masini che ha chiesto di dichiarare il fallimento. Sarebbero emersi passaggi poco chiari ed elementi di alcune operazioni già definite “poco lineari” nelle precedenti relazioni anche degli stessi curatori Stefano Ambrosini e Paola Barisone. Curatori che ora si dovranno esprimere sul proseguimento dell’affitto del ramo di azienda.

Intanto i sindacati confederali hanno chiesto un incontro urgente con Philippe Camperio, oltre a Stefano Ambrosini e Paola Barisone. L’appuntamento è per giovedì, alle 15.30, nello stabilimento della zona industriale D5 a Spinetta Marengo dove Haeres Equita spera “di potere continuare a costruire un futuro”.