Emergenza pandemia, Alessandria cosa fa? Organizza un bel Consiglio comunale con ospiti il direttore dell’azienda ospedaliera, Giacomo Centini, il commissario dell’Asl Al, Valter Galante, e il presidente del Cissaca, Gianni Ivaldi. “Prima si ascoltano le relazioni, poi si discute” è stata la decisione. Risultato? Interventi abbastanza generalisti (con Ivaldi che con tanto di slide ha spiegato tutto quello che fa il Cissaca, ma con una relazione che è sembrata più adatta a un evento convegnistico che una analisi in tempi di emergenza), dati forniti in modo non circostanziato, impossibilità di entrare nel dettaglio di ogni singola criticità: ricoveri a bassa intensità, a media gravità, terapie intensive, dimissioni per gli ancora positivi, gestione dei pazienti fra un ospedale e l’altro, strutture per anziani, gestione territoriale e ospedaliera. Forse sarebbe stato più opportuno analizzare ogni singolo aspetto prima in Commissione e poi andare in Consiglio comunale per una discussione più approfondita visto che i consiglieri che sono intervenuti, pochi, hanno dato fiato più alla propaganda di partito, con l’immancabile strumentalità tipica dei social, che ai fatti oggettivi.

E così alla fine è andata in scena l’inevitabile contrapposizione maggioranza-opposizione, ma non quella sana, frutto di ricerca e analisi, ma quella che punta innanzitutto al consenso su Facebook. Non a caso, ormai, i giornalisti sono costretti a leggere i post di tutti quanti, mentre una volta ogni partito usava inviare un comunicato. Ma così facendo il grande pubblico non si raggiunge e notoriamente la mediazione giornalistica (quando c’è) smorza la grancassa della propaganda. E allora via sui social, con il Pd e l’ex sindaco Rita Rossa in prima fila a lanciare accuse, in vista della seduta del Consiglio comunale, in cui infila in un unico calderone tutte le critiche possibili. Anche lo stesso intervento di Rossa è in linea con le dichiarazioni precedenti. Un intervento più lungo rispetto ai tempi concordati, ma svolto fino alla fine. E qui ecco l’uscita a uso e consumo di Facebook: “In Consiglio Comunale ad Alessandria funziona che ti tolgono la parola perché sfori di pochi minuti e anche se non ci sono più iscritti a parlare e si discute di Covid-19 con i responsabili della sanità”. Visto che è ben difficile trovare un abitante di Alessandria che abbia voglia e tempo di stare dalle 18 alle 20,30 a seguire online l’assemblea consiliare, chi legge la frase di Rita Rossa ci può credere. Peccato che il suo sia stato un intervento di oltre sette minuti e che alla fine si è anche scusata per aver sforato i tempi (con il presidente del Consiglio comunale, Locci, che l’ha ringraziata per le “questioni poste”; lo stesso Locci, mentre stava dichiarando la chiusura dei lavori, ha concesso altri tre minuti al Pd perché il capogruppo Paolo Berta desiderava intervenire).

Batti e ribatti con l’Asl Al

Altro giro, altro post e altre dichiarazioni diffuse un po’ a caso con i giornalisti pronti a fare il rilancio del momento. Ecco ancora Rita Rossa che si dichiara “stupita” per la reazione dell’Asl Al (l’intenzione, dice, non era “attaccare i vertici aziendali”) e rimarca lo stupore davanti “ai toni che paiono aprire una nuova stagione in cui una istituzione della sanità diventa soggetto politico. Il contenzioso al limite sarà di natura politica e tra parti politiche, non tra Asl e consiglieri comunali”. Cosa è accaduto? Che nel fervore della polemica, l’ex sindaco ha avanzato contestazioni anche all’Asl su questioni che in buona misura potevano essere chiarite chiedendo direttamente all’azienda stessa (perché non è stato fatto e si è invecec preferito fare i soliti post?). E così è arrivata una replica da parte di Orazio Barresi, direttore del Sisp Asl Alessandria, con un comunicato dai toni e contenuti decisamente inusuali rispetto al solito profilo istituzionale. Il testo (in allegato) va letto fino in fondo per avere chiari i contenuti.

Ma il Pd, non contento, con Domenico Ravetti, consigliere regionale, rincara la dose: “Devo sottolineare – si legge prima su un post e poi su un comunicato diffuso dall’ufficio stampa gruppo consiliare regionale – che le critiche rivolte ai consiglieri comunali del Pd Alessandria e della Lista civica contenute in quel testo sono apparse a molti troppo estreme e forse figlie dei tempi difficili in cui viviamo”. Per comprendere meglio i contenuti della replica dell’Asl Al, ecco un esempio tratto dal comunicato: «“Ci aspettiamo che Asl e Aso arrivino con dati precisi. Ci aspettiamo di capire da loro perché c’è tanta reticenza a fornire i dati” (parole di esponenti di Pd e Lista Rossa, ndr). I nostri dati sono pubblici. Carichiamo quotidianamente sul sito di Asl Al i dati relativi alle occupazioni di posto letto Covid. I dati relativi alle Rsa – si legge sulla nota dell’Asl Al – sono gestiti a livello regionale dal Dirmei e sono in continua evoluzione proprio perché vengono effettuati test quotidianamente e le situazioni sono diverse in ogni Rsa».

“Tutto va bene”… o no?

Come da copione, gli interventi della maggioranza sono stati tutti a sostegno della politica sanitaria regionale. E dopo alcune ore è arrivato anche Daniele Poggio, segretario provinciale della Lega Nord (lo stesso partito dell’assessore alla Sanità, Luigi Genesio Icardi) a mettere il sigillo sulla discussione (con un comunicato stampa). “La Regione Piemonte – si legge fra l’altro – sta facendo il possibile, e anche di più, date le condizioni in cui la sanità, soprattutto in province come la nostra, è stata ridotta da chi ha governato dal 2014 al 2019, ossia Chiamparino e il centrosinistra (come sempre in Italia è colpa di chi c’era prima, ndr). Tagli indiscriminati e mancanza di programmazione ci hanno consegnato l’anno scorso ospedali e presidi ospedalieri con un numero inadeguato di posti letto e terapie intensive, pochissimi laboratori, personale numericamente insufficiente, anche se dotato di straordinaria abnegazione e senso del dovere. Chi ha affrontato e sta affrontando la pandemia con grande professionalità merita rispetto e gratitudine, non attacchi al vetriolo”. Daniele Poggio entra poi nello specifico della situazione alessandrina: “Il numero di contagiati è in forte crescita soprattutto nel capoluogo, e le strutture sanitarie sono sature. Bene ha fatto il sindaco Cuttica a evidenziare la necessità di spostamenti rapidi di pazienti tra Aso e Asl, dove si renda necessario, e anche il fatto che, come da accordi previsti nel Piano Pandemico, si possa tornare a utilizzare anche i posti letti disponibili alla Clinica Città di Alessandria. Ma un conto è, appunto, fornire indicazioni costruttive, che arrivano da una puntuale ricognizione quotidiana dei dati territoriali, e dalla capacità di ascolto dei bisogni della gente. Altro è sollevare polemiche e polveroni al solo fine di mettersi sotto i riflettori, come hanno fatto in queste ore gli esponenti alessandrino del Partito Democratico”.

Piccola, ma non troppo, sfumatura: il sindaco di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, ha scritto ad Alberto Cirio, presidente della Giunta regionale, a Icardi, al prefetto di Alessandria, Iginio Olita, a Centini e a Galante, una cosa un po’ diversa. Non che “si possa tornare a utilizzare anche i posti letto disponibili alla Clinica Città di Alessandria”, bensì che il Piano pandemico Covid 2 consegnato e approvato dalla Regione Piemonte prevedeva per il Quadrante sud est «oltre ai posti letto attivati dall’azienda ospedaliera, dall’Asl Al e dalla Salus, altri 52 posti letto (12 in terapia intensiva e quaranta di media intensità) alla Città di Alessandria, esattamente come nella fase 1 della pandemia. Ebbene, questi posti letto risultano NON (così è scritto in originale sulla lettera) ancora attivati e pertanto mancanti nella complessiva disponibilità ‘locale’ di posti letto». Non viene auspicato l’utilizzo, è invece detto molto chiaro che il Piano non è stato attivato rispetto a questo punto.

Che in Regione Piemonte le cose non filino come vorrebbe la letteratura istituzionale è sotto gli occhi di chi, come si dice, è in prima linea tutti i giorni (i pazienti, i medici, gli infermieri, le stesse strutture amministrative). Le colpe sono in parte da attribuire a quella che è stata definita una catena di comando pletorica con ruoli che si accavallano, delle strutture (dal Dirmei, il dipartimento per l’emergenza e la malattie infettive, all’Unità di crisi) che spesso si sovrappongono, dei dirigenti che agiscono in autonomia. Poi ci sono le colpe nazionali, a partire dai commissari e supercommissari del governo che se avessero fatto le stesse cose in una azienda privata avrebbero ricevuto il ben servito da tempo.

E tutto questo senza entrare nel merito della gestione quotidiana della pandemia in Italia perché allora bisognerebbe parlare di Aifa (Agenzia del farmaco) e dell’Istituto superiore di sanità, dell’Unità di crisi e del ministero, fino ai sempre tanto intervistati esperti, presenti ovunque. Una per tutte: a fronte degli annunciati (con gran comunicati stampa e lauti guadagni in Borsa, meno sul piano dei riscontri scientifici) vaccini internazionali contro il coronavirus, ecco Roberto Burioni che applaude a ogni post sui social ai nuovi vaccini e Andrea Crisanti che dice «non mi vaccinerei a gennaio perché non ci sono dati».