terapia«Aumento dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva, individuazione degli ospedali Covid sul territorio, ristrutturazione dei Pronto soccorso e consolidamento della separazione dei percorsi, rotazione e distribuzione delle attrezzature e delle strumentazioni, aumento dei mezzi di soccorso da dedicare ai trasferimenti tra ospedali ed incremento del personale in aggiunta all’attuale dotazione organica del servizio sanitario regionale»: sono i punti principali del piano di riorganizzazione della rete ospedaliera elaborato dal gruppo di lavoro regionale guidato da Giovanni Monchiero e illustrato con un’informativa in Commissione regionale dall’assessore alla Sanità, Luigi Icardi. Il Piano verrà quindi presentato in Giunta e inviato al Ministero della Salute per l’approvazione.

Rispetto alla individuazione dei percorsi ospedalieri riservati e ad altri accorgimenti per garantire la massima sicurezza, non ci sono molte novità. Invece è stato ribaltato l’impianto che era stato previsto originariamente. È stato infatti lo stesso Ministero della Salute a invertire lo schema originale che prevedeva di concentrare i posti di terapia intensiva in particolare su ospedali di piccole e medie dimensioni, appositamente organizzati per una possibile nuova emergenza, lasciando così libere le strutture più importanti che assicurano invece le prestazioni di eccellenza e ospitano il maggior numero di pazienti.

La Regione Piemonte punta a una riorganizzazione che vedrà il «ripristino graduale dell’attività ordinaria della rete ospedaliera hub & spoke, organizzata per livelli di complessità crescente, mantenendo un alto grado di flessibilità delle funzioni, e sull’integrazione di specifici nodi di offerta destinati all’assistenza dei pazienti colpiti dall’epidemia». Nella fase di elaborazione del Piano alcune aree omogenee hanno già individuato i futuri ‘Covid hospital’. L’area di Torino ha scelto gli ospedali “Amedeo di Savoia” e “San Lorenzo” di Carmagnola (poco più di cento posti letto ordinari); l’area “Piemonte Sud-Ovest” l’ospedale Civile di Saluzzo (una quarantina di posti letto ordinari). E le altre? Per adesso «hanno ritenuto non necessario individuare sin da ora eventuali ‘Covid nospital’, riservandosi la scelta al momento della effettiva necessità».

Non è tutto. Infatti è previsto un aumento dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva. Una nota diffusa dalla Regione precisa che sarà previsto un incremento di 299 posti per l’intensiva, che passano a 610, cui si aggiungono 16 posti letto di day hospital «di norma dedicati a terapia antalgica, per un totale di 626 posti complessivi». Rispetto alla semi-intensiva, dovrebbe essere raggiunta quota 305 posti «dai 125 pre-Covid e circa metà di questi posti letto (153) potranno essere convertiti in posti letto di terapia intensiva».

Il Piano prevede di «consolidare e di rendere strutturale la separazione dei percorsi all’interno dei presidi ospedalieri, nonché la ristrutturazione degli spazi destinati al Pronto Soccorso con individuazione di distinte aree di permanenza per i pazienti sospetti Covid-19 o potenzialmente contagiosi, in attesa di diagnosi». Una teoria ineccepibile, ma di difficile attuazione all’interno di ospedali ospitati in strutture vecchie oppure con una logistica interna complessa, come per esempio l’ospedale di Alessandria.

E i numeri quali saranno? Per la provincia alessandrina, ci sono quelli ufficiosi, in attesa di conferma, che indicherebbero a Casale Monferrato 10 posti di terapia intensiva in più rispetto agli attuali 6, ulteriori 5 per l’ospedale di Alessandria (attualmente sono 17; l’azienda sembra che ne abbia proposti 7 di terapia intensiva, mentre sulla semi-intensiva quelli proposti erano una quindicina) e il raddoppio per Novi Ligure dove oggi le terapie intensive sono 6. Tutto immutato per Tortona che resterebbe fermo a sei posti letti per la l’intensiva, benché sia stato l’epicentro dell’emergenza e il primo covid hospital dal Piemonte (l’ospedale pare essere al centro del crescente interesse della sanità privata).

Sempre la Regione annuncia poi che verranno «riorganizzati e ristrutturati i Pronto Soccorso per separare i percorsi e creare aree di permanenza dei pazienti in attesa di diagnosi». Altra teoria tutta da mettere in pratica. Già oggi, il Pronto soccorso di Alessandria è quasi saturo, visto il ruolo di ospedale hub per la provincia e per quella di Asti, e pensare a percorsi separati appare difficilissimo alla luce degli esigui spazi a disposizione.

Vero infine che il piano annunciato dall’assessorato alla Sanità riguarda la rete ospedaliera, però è altrettanto vero che per ora si parla pochissimo della medicina territoriale, che si è invece dimostrata come la risorsa primaria da mettere innanzitutto in campo alla comparsa dei primi sintomi della malattia. Il modello di ‘cura a casa’ messo a punto da Alessandria ha permesso di curare subito con l’idrossiclorochina centinaia di persone, quasi tutte guarite nell’arco di qualche giorno e senza effetti collaterali.