aslRispetto alla gestione della fase emergenziale, a oggi i malati ancora ricoverati sono «una trentina in tutta la provincia», mentre nelle residenze per anziani «non abbiamo più situazioni critiche». Sarà individuato un “ospedale covid” nel quadrante Alessandria-Asti? «No, anche l’idea di Ovada è stata abbandonata. La Regione ci ha invece chiesto una ipotesi di ridistribuzione di posti in terapia intensiva e subintensiva per affrontare una eventuale ondata di ricoveri di malati di coronavirus. Abbiamo fatto una prima elaborazione per gli ospedali di Casale e Novi, quindi di Tortona e Acqui. Vedremo cosa deciderà l’amministrazione regionale che ci ha chiesto di formulare la proposta sulla base di moduli da sei posti, implementabili». Federico Nardi, direttore sanitario dell’Asl Al, parla del quadro attuale in provincia di Alessandria per poi annunciare la ‘fase due’ dell’attività dell’azienda, quella che porterà alla ripresa dell’attività non urgente, fra prenotazioni telefoniche e accessi agli ospedali con distanziamento. Le nuove regole per tutte le attività ambulatoriali arrivano in una fase di riorganizzazione «non facile, né semplice», ma che è destinata a segnare una svolta per la sanità ospedaliera e quella del territorio.

«In tutta l’Asl Al, fino al 31 dicembre, rimarranno venti posti letto ‘covid’ nell’ospedale di Casale Monferrato, all’interno del reparto ex malattie infettive dove sono perfettamente funzionanti le stanze con pressione negativa». Per il resto, in tutti gli ospedali, compreso quello della città di Sant’Evasio, con gradualità e modalità differenti sta invece riprendendo l’attività non urgente e quella ambulatoriale ordinaria. L’annuncio arriva da Nardi, affiancato da Gabriele Ghigo, coordinatore dei Servizi territoriali e da Orazio Barresi, Direttore dei distretti Novi-Tortona e a interim di quello di Casale, nonché responsabile facente funzioni del Sisp (Servizio di igiene e sanità pubblica). Rivisti, tutti nell’ottica della sicurezza, gli ingressi e i percorsi all’interno degli ospedali dove si potrà entrare solo su prenotazione, sia per le visite, sia per i ricoveri, mentre resta vietato l’ingresso dei visitatori alle aree di degenza. «Stiamo procedendo – annunciano – con le sanificazioni ordinarie e straordinarie in tutte le strutture, a partire dalle terapie intensive (Acqui è in corso, poi toccherà a Tortona che entro giugno terminerà la funzione per l’emergenza coronavirus). Quindi seguiranno tutti i reparti nelle diverse strutture della provincia che dipendono dall’Asl». Alla ripresa delle attività negli ospedali corrisponderà quella dei servizi territoriali. «Stiamo mettendo a punto, sulla base anche dell’esperienza della pandemia, un sistema che deve essere sempre più integrato e interconnesso. Quello che c’era prima, ci sarà anche dopo, cercando di migliorarlo» aggiunge Ghigo. Che parla di «servizi che riprendono all’insegna della sicurezza, del coordinamento ospedale – territorio e della appropriatezza delle prestazioni. Il coronavirus ha dimostrato che una diversa gestione, anche grazie alla tecnologia, è possibile. Pensiamo, per esempio, alla telemedicina. Altrettanto importante è il rapporto con i medici di medicina generale, tassello indispensabile come hanno dimostrato con il modello di cura a casa per i pazienti covid durante la fase iniziale della malattia».

Da un lato, l’azienda sta completando la quantificazione del bisogno reale di dispositivi di protezione individuale, alcune gare per l’acquisto sono anche già partite, perché l’obiettivo è «non rischiare di rimanere scoperti di fronte all’arrivo di una nuova ondata», dall’altro è alle prese con la complessa riorganizzazione che va dalla riapertura dei Pronto soccorso, agli interventi chirurgici, fino alle attività ambulatoriali e ai prelievi di sangue («Sarà l’utente a dover provvedere alla prenotazione esclusivamente attraverso il telefono ai numeri indicati sul sito web aziendale»). Le prestazioni ambulatoriali non urgenti, differibili e programmate, saranno progressivamente riprese, con definizione di nuove agende di prenotazione, costruite «secondo precisi criteri per favorire il distanziamento sociale e prevenire il rischio di assembramento». Il tempo degli appuntamenti, a cadenza minima di un utente ogni mezz’ora, salvo specifici ambulatori, cambierà, allungando gli orari di apertura. «Tutte le precedenti agende – chiarisce Nardi – sono chiuse e gli utenti saranno singolarmente chiamati al telefono, rispettando il criterio cronologico degli elenchi di prenotazione sospesi, per riprogrammare le prestazioni, previo triage telefonico».

Nardi non vuole parlare di “errori” nella gestione della pandemia. «Limiti e debolezze c’erano già prima. Se mai, ciò che ha pesato sono stati i tagli subìti dalla sanità nel corso degli anni. Una scelta che ha determinato pesanti effetti sulla gestione globale, sia in condizioni normali, sia con l’arrivo del coronavirus. Veniamo da una vera e propria guerra, in cui sono state messe in campo tutte le risorse dell’azienda per fronteggiare un terremoto di dimensioni impensabili. Ecco perché abbiamo scelto di operare su un doppio binario: la ripartenza e la messa in sicurezza del futuro».