Ufficio postale, insegna. Poste italiane«Buongiorno, c’è una raccomandata per lei, ma non posso fargliela firmare. Sa, non ci possiamo avvicinare. Se è d’accordo, la lascio in cassetta e l’avvenuta consegna la certifico». Dall’entrata in vigore degli ultimi provvedimento del governo, funziona così in Italia. Neanche la consegna della posta è più quella di prima, ma i problemi non sono solo limitati al recapito delle raccomandate che devono essere lasciate nella cassetta delle lettere senza la firma del ritiro da parte del destinatario, con le «grandi incognite sulla validità o meno degli invii aventi rilevanza giuridica» come osserva il segretario regionale della Slp Cisl Piemonte, Gerlando Carafassi. Ed è proprio la Cisl che, sempre con Carafassi, ha chiesto di «chiudere tutti gli uffici postali, centri di recapito e smistamento». L’effetto coronavirus rischia di travolgere anche il sistema postale, come conferma Lorenzo Bisio del coordinamento territoriale Slp Cisl di Alessandria.

La richiesta di serrata che arriva dal sindacato è motivata dalle condizioni del personale a diretto contatto con la clientela. Personale che «è privo di dispositivi di protezione individuale. In particolare – è la denuncia che arriva da Carafassi – mancano completamente le mascherine protettive e i guanti. Gli Uffici Postali sono privi di dispositivi di ingresso, anche semplici, elementari, che regolino l’afflusso numericamente e in termini di distanza dagli operatori». E Bisio conferma: «Nessuno ha le dotazioni che servirebbero. Continuano a dire in tutti documenti che ce le danno, ma non arrivano mai per problemi di approvvigionamento! Facciano entrare uno per volta, ma negli uffici sblindati (lay out) dove il dipendente è a diretto contatto con l’utente e nelle sale consulenza la gente ci respira addosso, altro che un metro. E non è stata presa in considerazione l’installazione del vetro protettivo».

La Slp Cisl sottolinea ancora che «gli Uffici postali sono privi di dispositivi di ingresso, anche semplici, elementari, che regolino l’afflusso numericamente e in termini di distanza dagli operatori». E mancherebbero anche i disinfettanti non solo per il personale, ma da mettere a disposizione anche alla clientela». Problemi anche negli stabilimenti in cui viene lavorata la corrispondenza. «La tipicità delle operazioni lavorative – rileva ancora Carafassi – porta il personale a operare insieme, molto vicino, con contatti fisici pressoché impossibili da evitare».

La Slp Cisl ha inviato la richiesta di chiusura ai vertici nazionali di Poste Italiane.