Una firma che segna «l’inizio di una collaborazione reciproca», come dice Marco Giovannini, presidente e amministratore delegato del gruppo Guala Closures. «Da domani cammineremo insieme» commenta Ruiyuan Sun, presidente e amministratore delegato di Hicap. «Questa è una collaborazione, proiettata allo sviluppo di prodotti e all’ingresso sul mercato, che potrebbe diventare un modello tra Cina e Italia» sottolinea Fu Xiaoping, vice sindaco della municipalità di Luzhou (circa cinque milioni di abitanti), nella provincia del Sichuan (novanta milioni di abitanti), e responsabile dei settori industria, economia e comunicazione. Quello sottoscritto nella sede della Guala Closures, nell’area industriale D6 di Spinetta Marengo, è un ‘memorandum di intenti’ che non parla né di operazioni industriali, né di joint venture (Guala Closures è quotata in Borsa nel segmento Star) o altro ancora, ma solo di possibili «sviluppi interessanti». Però è facile intuire che l’intesa, siglata alla presenza di Davide Buzzi Langhi, vice sindaco di Alessandria, guarda a ben altre prospettive.

Da un lato c’è Guala Closures (chiusure in alluminio per superalcolici, vino, olio e aceto, acqua e bevande, alimenti e farmaceutici) che conta oltre 4.700 dipendenti, opera in cinque continenti con 29 stabilimenti produttivi, vende oltre 15 miliardi di chiusure ogni anno e ha un fatturato che nel 2018 si è attestato su 543 milioni. Dall’altro c’è Hicap, secondo produttore di chiusure per liquori che opera su tre stabilimenti a Yantai, dove la società è nata nel 2000, a Deyang, dove è stato costruito un impianto nel 2005, e a Luzhou, dal 2007, sull’area chiamata Liquor Industry Development Zone. E in mezzo c’è il mercato cinese, dove la Guala Closures è presente a Pechino con la Beijing Guala Closures guidata da Enrico Perlo (general manager e coordinatore per l’area del Far East). Dopo la firma, i due gruppi inizieranno a studiare alcune mosse comuni, con la Closures che non nasconde ambizioni di crescita su mercati di qualità ad alto valore aggiunto. In Cina la stragrande maggioranza delle chiusure è indirizzata alla produzione commerciale, dove regna incontrastata una società quotata in Borsa che vale più di alcuni colossi internazionali del lusso. È la Kweichow Moutai, società produttrice del distillato noto anche come Maotai, controllata dallo Stato e quotata alla Borsa di Shangai. L’anno scorso ha sfondato i 151,67 miliardi di dollari, pari a circa 987 miliardi di yuan, di capitalizzazione, mentre la francese Lvmh (75 Maison in sei diversi settori: vini e alcolici, moda e pelletteria, profumi e cosmetici, orologi e gioielleria, distribuzione selettiva, attività diversificate che spaziano dall’editoria alle residenze di lusso) si è fermata a 149 miliardi di dollari.

Il legame fra la Hicap e la Closures non è nuovo. «Ci conosciamo da una quindicina di anni, il rapporto – racconta Giovannini – è sempre stato di reciproca stima, pur fra i tipici alti e bassi di due concorrenti. Quello che conta è che oggi siamo arrivati a una collaborazione». Pacato e controllato nel tono e nei modi, Ruiyuan Sun ha parole di apprezzamento per il gruppo industriale nato ad Alessandria. Era venuto in Italia a visitare il vecchio stabilimento nel capoluogo e adesso definisce la visita dell’impianto nella zona D6 come «molto interessante» perché ha potuto apprezzare «la indiscussa leadership tecnologica a livello mondiale».

Durante l’incontro, scandito dalla visita agli impianti e al reparto di ricerca e sviluppo, dalla firma del memorandum e dal pranzo, la delegazione cinese guidata da Fu Xiaoping ha così avuto modo di conoscere anche questo angolo d’Italia. Una nazione che interessa, come testimoniano altri incontri appena avuti, così come interessa l’Europa (la prossima tappa sarà la Spagna). «È la prima volta che vengo in Italia» dice il vice sindaco. «Ho trovato una industria avanzata e un bellissimo ambiente». Ma sul dove è stato, cosa ha visto, quali sono i progetti di sviluppo su cui la Cina sta evidentemente investendo, cala il silenzio. L’interprete ha quasi un attimo di imbarazzo nel formulare la domanda. La risposta di Fu Xiaoping è laconica. E lei la traduce così: «Di questo non si può parlare».

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