priora-chirurgia.jpgSullo smartphone appare la riproduzione degli organi e permette già di individuare sul piccolo schermo l’area dell’intervento e le vie di accesso. I monitor interni invece rilanciano l’immagine reale: la microtelecamera inquadra i sottili tubi da cui sbucano gli strumenti che stanno per essere utilizzati per un intervento di splenopancreasectomia distale per un tumore della coda pancreatica. L’operazione è poi andata bene, benché sia una di quelle il cui indice di complessità viene classificato come ‘alto’.

Fabio Priora, direttore della Struttura complessa di Chirurgia generale dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria, ripone in tasca il cellulare e spiega come l’operazione che si appresta a compiere sia “certamente complessa”, ma rappresenti perfettamente la nuova frontiera dell’innovazione chirurgica cui ha guardato Giuseppe Spinoglio quando ha avuto l’intuizione di puntare sul robot chirurgico. Spinoglio ha guidato per lungo tempo la chirurgia alessandrina e ha creduto nella robotica al punto di trasformare la prima esperienza pionieristica in un centro di riferimento nazionale e internazionale, coinvolgendo anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria che ha investito risorse per sostenere il progetto di sviluppo che fra il 2005 e il 2010 ha registrato il salto di qualità.

Spinoglio, considerato in Italia e all’estero un innovatore nel campo delle malattie gastriche e colorettali e un pioniere della chirurgia mininvasiva, ha sviluppato proprio ad Alessandria la laparoscopia e la chirurgia robotica. Nell’arco di due decenni ha indirizzato l’evoluzione delle  discipline, contribuendo all’affermazione di nuove tecniche e allo sviluppo di tecnologie fra cui quali l’utilizzo della fluorescenza con verde indocianina per la chirurgia guidata dall’imaging. È andato in pensione nel 2014 per poi assumere incarichi prima all’ospedale universitario di Novara, quindi all’ospedale Humanitas, infine dirigendo ad interim la Divisione di Chirurgia dell’Apparato digerente dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano.

Ma quali sono i vantaggi della chirurgia robotica? Queste le parole con cui era abituato a rispondere Spinoglio: “La chirurgia mininvasiva robotica dimostra immancabilmente vantaggi enormi per i pazienti. È una chirurgia precisa, meno traumatica di quella tradizionale, più facile da eseguire, una volta appresa, e quindi più sicura. La robotica migliora la performance del chirurgo rendendola più ampia e allo stesso tempo più controllata. Il risultato per il paziente è massima efficacia possibile, meno dolore post-operatorio e un rientro più rapido alla quotidianità”.

Parole ovviamente valide ancora oggi e che Priora ribadisce all’interno della sala chirurgica del nuovo blocco operatorio dell’ospedale alessandrino, mentre l’equipe sta completando i preparativi per l’intervento con il robot ‘Da Vinci’. “La tecnologia – dice – permette di eseguire con le braccia meccaniche delle manovre con gradi di rotazione che potremmo definire tranquillamente impossibili per un arto umano. L’altissima precisione e la stabilità sono altri elementi che fanno della robotica la tecnologia ideale per raggiungere aree particolarmente difficili, come avviene nell’intervento sul pancreas”.

Queste sono le specialità e i casi complessi su cui intende puntare la direzione dell’azienda ospedaliera affidata a Giacomo Centini. “La robotica ad Alessandria viene utilizzata per una casistica appropriata, come ho avuto modo di verificare in queste prime settimane. È una modalità da utilizzare per interventi specifici, dove la laparoscopia e la chirurgia tradizionale ‘aperta’ non garantiscono risultati equivalenti”. Un singolo intervento con il robot Da Vinci ha costi elevati, svariate migliaia di euro, che però non sono un freno, bensì uno stimolo a ottimizzare gli investimenti. Accanto all’attività della Chirurgia generale, la robotica è entrata progressivamente anche nelle strutture di Urologia e Ginecologia, fino alla Pediatria. “La chirurgia pediatrica guidata da Alessio Pini Prato – sottolinea Centini, parlando dopo una recente visita all’area chirurgica, accompagnato da Daniela Kozel, direttore sanitario – sta utilizzando la robotica per interventi per i quali non c’è ancora grande letteratura, ma dove i risultati sono fra i più interessanti. Stiamo dando risposte a casi rari in Italia e che qualificano l’attività ospedaliera”.

Ospedale di eccellenza, quindi, in cui è ancora consistente l’attività classificata di ‘bassa intensità’, quella degli interventi più semplici. “La ‘bassa intensità’ andrà progressivamente scaricata in altri spazi” osserva Centini, facendo un riferimento implicito alla logica di integrazione con le strutture ospedaliere del territorio e delle attività che sia lui, sia il direttore dell’Asl Al, Antonio Brambilla, dovranno concretizzare nel rispetto degli obiettivi stabiliti dalla Regione Piemonte fra cui l’abbattimento dei tempi delle liste di attesa”, la digitalizzazione dei servizi, il centro unico di prenotazione.

Intanto, sulla robotica Centini intende puntare in modo significativo. “La media di interventi si è attestata sui 120/160 casi all’anno, con punte di 180/190. Quest’anno potremmo toccare i duecento interventi con un valore della produzione che si aggira sui quattro milioni di euro”. Circa la metà delle operazioni fa capo alla chirurgia generale, una cinquantina all’urologia, una decina alla ginecologia e un numero analogo alla Pediatria.

robot due

Il nuovo blocco operatorio con otto sale multispecialistiche (una dedicata alla robotica e l’altra all’ortopedia) flessibili e intercambiabili rispetto all’uso delle diverse chirurgie, l’area della terapia intensiva, l’altissima dotazione tecnologica, la sala risveglio (sei posti letto,garantisce una maggiore sicurezza per i pazienti, oltre a favorire i tempi operatori, poiché i pazienti usciti dalla sala sono monitorati per almeno trenta minuti prima del trasferimento in reparto), parlano di eccellenza. Il blocco è stato progettato innanzitutto per interventi di alta complessità (la media annuale è di seimila, un  numero analogo a quelli di bassa e media intensità che costituiscono l’attività ordinaria al servizio del capoluogo) che vedono arrivare pazienti da tutta Italia. Lo spazio, i percorsi dedicati, il personale appositamente formato consentiranno di aumentare le prestazioni specialistiche, gestire meglio le urgenze e le emergenze (sono circa duemila l’anno con interventi che possono durare anche dieci ore e che interrompono l’attività ordinaria causando lo slittamento degli interventi programmati) e superare i ‘colli di bottiglia’ presenti nei percorsi interni dell’ospedale.

Alla riorganizzazione complessiva dell’attività chirurgica dell’azienda ospedaliera ora manca un tassello, il recupero e riutilizzo del vecchio blocco operatorio. “Ci stiamo lavorando” assicura Centini. La riconversione delle ‘vecchie’ ventiquattro sale operatorie consentirebbe di aumentare l’attività meno complessa, recuperare efficienza e ridurre alcune liste di attesa.