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Tutti contenti per l’apertura del corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia anche nel polo formativo di Alessandria per l’anno accademico 2018-2019. La conferenza stampa organizzata nella sede del Disit (Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica) di viale Michel, che ospiterà il triennio di didattica, è stata organizzata non per dare la notizia, bensì per fare parlare un po’ tutti quelli che hanno contribuito al risultato. Quello dell’assegnazione di cinquanta posti in più all’Università del Piemonte Orientale (Upo), con la Scuola di Medicina presieduta da Marco Krengli che passa da 95 a 145 posti. Ed è grazie a questi cinquanta che verrà attivato ad Alessandria il corso decentrato di medicina. Il capoluogo avrà creato delle condizioni territoriali che hanno portato a questo risultato, ma quello che ha sbloccato l’accesso programmato ai corsi di laurea di medicina è stato l’aumento dei posti a livello nazionale che sono passati da 9100 a 9779. Una richiesta avanzata da anni, alla luce della progressiva carenza di figure professionali, e che finalmente ha trovato una, seppur minima, risposta. Così anche l’Upo ha ottenuto, sulla base “dei docenti necessari, della logistica e del corredo urbano”, parole di Cesare Emanuel, rettore dell’Ateneo, il via libera all’aumento dei posti. Assegnazione che è andata alla Scuola di Medicina di Novara, con l’università che ha deciso di usare i posti in più per Alessandria.

Nelle aule del Disit, diretto da Leonardo Marchese, si svolgeranno le lezioni del triennio e solo successivamente si apriranno le porte dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ ai futuri camici bianchi. Tutti gli interventi durante la conferenza stampa sono stati comprensibilmente entusiasti, a partire da Emanuel, proseguendo con Antonio Saitta (assessore regionale alla Sanità), Gian Carlo Avanzi e Roberto Barbato (nuovo rettore che entrerà in carica a novembre e prorettore), Renato Balduzzi (docente all’Università Cattolica di Milano), Roberto Molina (coordinatore dell’Ufficio di Gabinetto del sindaco di Alessandria e unico rappresentante dell’amministrazione di Palazzo Rosso), Riccardo Molinari (parlamentare), Pier Angelo Taverna (presidente Fondazione Cra), Giacomo Centini (direttore generale dell’azienda ospedaliera), Antonio Brambilla (direttore generale dell’Asl Al), Mauro Cappelletti (presidente dell’Ordine provinciale dei medici).

Sullo sfondo restano le questioni più tecniche, ma che sono quelle determinanti per segnare la differenza fra una semplice replica del corso di Novara, oppure lo sviluppo di un percorso capace di valorizzare le competenze, le eccellenze e la ricerca alessandrina. Uno dei punti nodali è quello dell’accreditamento dei reparti ospedalieri alessandrini all’Università del Piemonte Orientale. Il percorso avviato sotto la direzione dell’ospedale guidata da Giovanna Baraldi è ancora da completare e “non sono mancate difficoltà”, come è stato riconosciuto durante la conferenza stampa. L’accreditamento è importante in relazione al corso di laurea e per le scuole di specializzazione. “Potenziare e promuovere le eccellenze cliniche e della ricerca” è uno dei punto su cui ha acceso i riflettori Giacomo Centini quando ha parlato di percorsi di specializzazione “da costruire insieme all’Ateneo” e sui quali l’azienda ospedaliera è pronta a investire con quote di cofinanziamento. Ovviamente a condizione “che vadano nella direzione dello sviluppo strategico cui punta l’ospedale, d’intesa con l’università”.

Massima collaborazione viene assicurata anche dall’Asl che, ha annunciato Brambilla, intende portare le tematiche dell’assistenza territoriale “al confronto con l’Upo per un loro futuro inserimento nel corso universitario”. E infine l’azienda ospedaliera e l’Asl sono pronte a lavorare nell’ottica della valorizzazione a carattere scientifico partendo dalle esperienze di oggi, come quella legata alla patologia del mesotelioma, fino ad allargare l’orizzonte ad altre problematiche ambientali. Un disegno che Alessandria vorrebbe completare con l’Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) che è uno dei progetti avviati da diversi anni da Antonio Maconi, responsabile della struttura ‘Sviluppo e promozione scientifica’, insieme alle ‘Giornate scientifiche’ che nel tempo hanno consolidato il rapporto con l’Ateneo e il Disit in particolare.

Attualmente le Scuole di specializzazione (corsi universitari per formare medici specialisti nell’area medica) sono operative in diversi ambiti: Anatomia patologica, Anestesia, rianimazione terapia intensiva e del dolore, Chirurgia generale, Chirurgia maxillo-facciale, Endocrinologia e malattie del metabolismo, Ginecologia e ostetricia, Igiene e medicina preventiva, Malattie dell’apparato cardiovascolare, Medicina d’emergenza-urgenza, Medicina fisica e riabilitativa, Medicina interna, Neurologia, Ortopedia e traumatologia, Otorinolaringoiatria, Pediatria, Psichiatria, Radiodiagnostica, Radioterapia. La realtà ospedaliera alessandrina dovrebbe sapere esprimere altrettanto e magari aggiungere specialità che non esistono ancora. Un percorso di assoluto valore, ma che per ora è solo teoria. L’accreditamento è ancora lontano dall’essere completato e non è nemmeno ancora stato avviato lo studio per l’accoglienza e la logistica interna con cui gestire i futuri studenti. La materia è estremamente complessa e va dalle modalità dell’affiancamento degli studenti ai medici ospedalieri, fino ad aspetti tecnici come quelli assicurativi. L’ingresso degli studenti all’interno dell’ospedale avverrà al termine del triennio, ma bisogna partira ora perché il lavoro è lungo e complesso. Il tempo a disposizione è poco, visto che si parte da zero, e se l’ospedale non sarà pronto, il tirocinio dovrà avvenire fuori.

Aumenteranno i costi con l’avvio del corso decentrato alessandrino? All’inizio no perché le aule (al Disit) ci sono e i docenti anche (al massimo aumenterà un po’ il pendolarismo dalla sede di Novara). Ma per gli anni successivi sarà necessario procedere a nuove assunzioni per le quali saranno utilizzati i fondi straordinari per le ricerche di eccellenza. Il tutto ha un solo obiettivo: consolidare il polo universitario alessandrino, guardando a una offerta in grado di controbilanciare gli effetti che produrrà il centro Human Technopole che sta nascendo sul sito dell’Expo di Milano e che preoccupa in parte i Dipartimenti novaresi. Se queste sono le intenzioni, la specializzazione per Alessandria appare una via obbligata considerando che le stime di alcuni mesi fa parlano dell’arrivo di 1.500 ricercatori entro sei anni sul sito di Expo 2015 e della nascita di una Fondazione Human Technopole per reperire finanziamenti a livello internazionale. Ecco perché la partita del secondo corso di medicina va oltre i confini degli entusiasmi tutti alessandrini. Lo scopo è cercare di impedire emorragie di iscritti. Se dovessero calare di 2/3000 unità, l’Upo correrebbe il rischio del dissesto. Lo ha detto lo stesso Cesare Emanuel durante la conferenza stampa alessandrina.

La prova di ammissione è in programma martedì 4 settembre alle 11, nella sede universitaria di via Perrone 18 a Novara. Entro giovedì 5 luglio verrà pubblicato il bando di concorso per l’ammissione al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2018/19