upo-santa-chiara.jpg

Ad Alessandria ci pensa Novara. Se il capoluogo finora non è stato in grado di realizzare un incubatore d’impresa degno di questo nome, nonostante ripetuti tentativi andati poi a vuoto, ecco che in un futuro (non ancora definito) potrebbe aprire una sede l’incubatore ‘Enne3’ di Novara, nato alla fine del 2009 con un capitale sociale di quattrocentomila euro da Università del Piemonte Orientale, Finpiemonte e dai novaresi Associazione Industriale, Comune, Camera di commercio e Provincia. Dopo alcune non brillanti annate sul fronte della gestione del bilancio e una recente ripresa positiva, sia in termini economici, sia di nuovi insediamenti d’impresa, è arrivato il momento della dismissione di alcune quote societarie detenute dalle amministrazioni pubbliche. La prima è stata rilevata dalla Fondazione Bpn di Novara per il 10,2 per cento (valore 35.900 euro), mentre una quota analoga del 10 per cento, con una base d’asta di 35.000 euro, sarà acquisita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, a conclusione dell’asta pubblica (il bando scade il 12 luglio) indetta dal Comune di Novara che cede le quote di proprietà. “Una volta definitivo il nuovo assetto, Enne3 sarà in grado di aprire una sede anche ad Alessandria” assicura Cesare Emanuel, Rettore dell’Università del Piemonte Orientale. Le aziende incubate sono oggi sedici e operano nei settori della salute, comunicazione e social-web. Il direttore è Lorenzo Lener, mentre il presidente è il Rettore dell’Ateneo. Nel giugno del 2015 lo stesso Emanuel aveva annunciato di volere aprire una sede di Enne3 ad Alessandria. I contatti con il territorio sono continuati, raccogliendo la disponibilità della Fondazione Cra.

Intanto Alessandria si prepara ad avere la prima residenza universitaria. Sarà ricavata all’interno del ‘Collegio Santa Chiara’ della Diocesi di Alessandria (il vescovo è Guido Gallese). Saranno 22 posti letto (diciotto in camere doppie e quattro in camere singole) destinati a studenti, docenti, tecnici, esperti, ospiti italiani e stranieri individuati dall’Università in base a criteri di reddito e merito. Secondo l’accordo firmato, l’Università del Piemonte Orientale verserà alla Diocesi di Alessandria un importo complessivo di 58.740 euro. “La Diocesi – viene precisato – garantirà i servizi di supporto, le utenze, gli oneri di legge legati all’occupazione dell’immobile, la manutenzione ordinaria e straordinaria, i servizi di pulizia e reception”. La struttura sarà diretta da Carlotta Testa. Anche in questo caso non manca un contributo della Fondazione Cra guidata da Pier Angelo Taverna. Con una apposita convenzione la Fondazione verserà 12.100 euro all’Ateneo per “coprire parzialmente la spesa sostenuta”. Entrambi gli accordi avranno validità dal primo settembre al 31 luglio 2019. “I primi posti – precisa Emanuel – saranno disponibili da settembre, poi, completati alcuni interventi di carattere manutentivo, con il prossimo anno la dotazione salirà a quaranta posti letto”. Tutti soddisfatti, al termine, perché questo atto rappresenta una risposta concreta “a una forte esigenza di strutture abitative in Alessandria da parte di studenti e personale, che è andata sempre più aumentando negli ultimi anni”.

Sullo sfondo resta però un progetto diverso. Quello che era emerso dai ripetuti contatti e incontri fra lo stesso Ateneo e la Diocesi, ancora rilanciati nei mesi scorsi. La struttura di via Inviziati avrebbe dovuto mettere a disposizione agli universitari circa ottanta posti letto, una mensa da 120, una biblioteca e una sala conferenze da duecento posti con auditorium, oltre a un parco da sfruttare per attività ludico sportive. “L’operazione ha costi contenuti perché la struttura prevede solo alcuni interventi per la messa a norma e poco altro” era stato detto più volte. Il costo stimato era lontanissimo da quello per il recupero e la ristrutturazione dell’edificio di Santa Maria di Castello (cui hanno guardato per molto tempo il Comune di Alessandria e la stessa Fondazione Cra) che ospitava la sede dell’istituto sordomuti la cui valutazione di restauro, a causa dello stato di degrado e per il valore intrinseco dell’edificio storico, era pari a circa sette milioni di euro.

Ad Alessandria restano aperti altri progetti. Quello dell’ex caserma dei carabinieri di via Cavour, proprio di fronte a Palazzo Borsalino (sede del Dipartimento di giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali) per la quale è prevista da anni la cessione in comodato d’uso da parte della Provincia (è la proprietaria dell’edificio) che oggi sarebbe “finalmente pronta a farlo” e l’area dell’ex chiesa San Francesco e dell’ex ospedale militare dove “prende con forza l’idea di dare una fruibilità universitaria con l’ipotesi di una piccola foresteria per i docenti e gli ospiti dell’Ateneo”, il tutto in piena sintonia con l’amministrazione locale, come è stato affermato più volte dai vertici universitari. C’è solo da capire come tutto questo si integrerà con il corso che ha delineato il nuovo Rettore, Gian Carlo Avanzi, che, sia nel programma elettorale, sia nelle dichiarazioni rilasciate dopo la vittoria su Salvatore Rizzello, ha ribadito l’impegno di “avvicinare i due dipartimenti (Digspes di via Cavour e Disit di viale Michel, ndr) in una sola area utilizzando infrastrutture già esistenti, ottimizzandone l’utilizzo, partendo dall’esempio consolidato della collaborazione tra la Scuola di Medicina e del dipartimento di Economia di Novara”.