cappelli

Finalmente si conosce il valore della vendita della Borsalino: il prezzo di perizia è di 7.814.496,97 euro per “un unico lotto comprensivo dello stabilimento produttivo funzionante (compresa la forza lavoro), dei locali commerciali di corso Roma ad Alessandria, oltre ai beni mobili”, come precisa ‘Industrial Discount’, il portale specializzato nell’organizzazione e gestione di aste on line che raccoglie entro il 12 luglio le offerte vincolanti d’acquisto. La curatela fallimentare, nell’ambito del programma di liquidazione approvato dal Comitato dei creditori e autorizzato dal giudice, ha stabilito la vendita dell’azienda ‘Borsalino Giuseppe & Fratello Spa’ in blocco mediante la raccolta di offerte vincolanti di acquisto. Tutte le offerte pervenute, e con un prezzo “non inferiore alla cosiddetta ‘offerta base’, saranno in gara competitiva tra loro”. Le offerte vincolanti dovranno pervenire entro le ore 16 di giovedì 12 luglio.

Dichiarata fallita per motivi esclusivamente finanziari e non di mercato, è stata coinvolta nel maxi-crac dell’astigiano Marco Marenco, ora la Borsalino è pronta a ripartire. E lo potrebbe fare con Philippe Camperio. L’imprenditore italo-svizzero è davvero al primo posto per conquistare definitivamente la storica fabbrica di cappelli. La società appositamente costituita (sede legale nello studio del commercialista Carlo Frascarolo di Valenza), la Haeres Equita Srl, ha infatti raggiunto un accordo transattivo con i curatori fallimentari per i contenziosi e ha contestualmente formalizzato una nuova offerta di acquisto degli asset di proprietà di Borsalino, che verrà utilizzata come base per l’asta. Tenuto segreto per alcuni giorni, adesso è noto anche il valore dell’operazione che risulta, come evidenzia la perizia, dalla somma di 3.272.436,24 euro “per l’opificio e i locali commerciali di corso Roma e 4.542.060,73 di euro per i beni mobili”. Che Philippe Camperio sia in una posizione privilegiata lo si deve anche al fatto che possiede il marchio che vale quasi diciotto milioni di euro, infatti l’azienda senza il marchio avrebbe un valore reale commerciale davvero insignificante.

Il fatto che si faccia riferimento allo stabilimento “funzionante e compresa la forza lavoro” dovrebbe quindi rappresentare una garanzia per i 134 lavoratori. Nel bando di vendita viene poi precisato che l’offerente “potrà prevedere che una parte del prezzo sia corrisposto mediante accollo liberatorio del debito da trattamento di fine rapporto gravante sulla procedura, sino a concorrenza dell’ammontare di tale posta, oltreché mediante accollo liberatorio del mutuo ipotecario acceso dal Borsalino con il Banco Bpm Spa (già Credito Bergamasco Spa) previa accettazione da parte dell’istituto di credito”. È questa la Borsalino che, mentre l’affitto del ramo di azienda è ancora affidato alla Haeres Equita, si sta preparando a scrivere il finale di uno dei capitoli peggiori della storia industriale. E se il futuro sarà quello atteso, anche in questo caso il grazie andrà rivolto a uno ‘straniero’, non ad Alessandria. Certo, il capoluogo si è mobilitato, anche con le istituzioni, a sostegno di Camperio, però solo quando la situazione è precipitata. Prima aveva seguito le peripezie e le complicazioni aziendali con il solito distacco. Simile a quello con cui ha assistito all’abbattimento del vecchio impianto industriale e alla salvezza dell’impresa solo grazie a imprenditori astigiani.