ortopedia chirurgia

Mandato finito, solo un mese di proroga in attesa delle nomine dei nuovi vertici da parte della Regione Piemonte, ma per Giovanna Baraldi, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Alessandria, non si può parlare di un finale tranquillo. Ad Alessandria è arrivata la notizia che a giorni sarà depositato il ricorso, presentato dagli avvocati Gianpaolo Sartirana del Foro di Alessandria e Marco Durante dello Studio Fieldfisher di Torino, di Davide Dealberti in merito al risultato del concorso per l’assegnazione dell’incarico di direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Alessandria. I legali ritengono “ci siano diverse criticità in ordine al processo motivazionale, che è sfociato nella delibera di assegnazione del posto, tali da rendere opportuno sottoporre il caso all’autorità giudiziaria”.

Su tre candidati selezionati dalla commissione di valutazione, Giovanna Baraldi ha scelto Nicola Strobelt nonostante si sia classificato con 11 punti in meno (70/100) rispetto al primo classificato Davide Dealberti (81/100) e a parità di punti conseguiti (11 su 15 per entrambi i candidati) previsti per l’aderenza al profilo cercato. Strobelt ricoprirà l’incarico dal primo giugno e per il mese di maggio l’incarico di reggenza del reparto, guidato per anni in regime di proroga da Oria Trifoglio, è stato affidato a Vittorio Aguggia, l’altro candidato selezionato dalla Commissione.

Duro un passaggio contenuto nella nota diffusa per annunciare il prossimo deposito del ricorso: “La casistica operatoria di Strobelt, a fronte di un’adeguata casistica ostetrica per un medico che proviene da un ospedale che conta 4.000 parti all’anno, in 10 anni di attività ha eseguito soltanto 9 isterectomie (asportazione dell’utero), 1 piccolo intervento a febbraio del 2016 (l’asportazione di una cisti ovarica laparoscopica) e nessun intervento nel 2017, neanche come assistente. Una casistica – si legge – ben al di sotto degli standard che non permette nemmeno, su decreto Lorenzin, di specializzarsi”. Questa è la casistica che “l’azienda ospedaliera ha deciso di non pubblicare, nonostante si tratti di atto pubblico”.

Ma non è tutto. Il comunicato mette l’accento sulla “carenza ormai cronica di personale medico e infermieristico, non adeguatamente sostituito nel tempo”, che sarebbe alla base della decisione della direzione dell’ospedale di “ridurre del settanta per cetno la ginecologia dove già in questi giorni non ci sono pazienti ricoverate. Il reparto garantisce solo le urgenze, nonostante la lista di donne che aspettano da due o tre mesi di essere operate, e i cui interventi sono già stati fatti slittare di oltre un mese, non sia certo delle più corte. Ma la risposta che si riceve telefonando in ospedale per prenotare un intervento in ginecologia, non prevede possibilità di replica: ‘… Richiami a giugno e vedremo se sarà possibile fissare una data. In alternativa, può recarsi in un altro ospedale’”.

Per un concorso che riserva quindi uno strascico giudiziario dagli esiti ancora tutti da definire, c’è la politica che mette al centro del mirino Giovanna Baraldi che, proprio l’ultimo giorno dell’incarico ha portato all’approvazione una modifica dell’atto aziendale. Perché lo ha fatto? La domanda arriva da Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte, Vicepresidente Commissione regionale Sanità, e da Paolo Mighetti, Consigliere regionale M5S Piemonte. “Nulla di irregolare, sia chiaro, tuttavia – dicono – lasciano perplessi il tempismo messo in campo da Baraldi con una deliberazione (la numero 375, ndr) firmata il 30 aprile”. Il provvedimento, definito dai pentastellati “insolito e con tempistiche inusuali”, sopprime alcuni Dipartimenti e alcune Strutture semplici. “Se questi interventi sono stati ritenuti importanti per una maggiore efficienza dell’organizzazione aziendale, allora perché non sono stati realizzati prima, ma solo al termine del mandato? Eppure ha avuto a disposizione ben tre anni per intervenire”.

La tempistica alimenta i dubbi. E richiama quello che avviene in parlamento quando il governo arriva a fine legislatura e l’ultima Legge di Bilancio (l’ex legge finanziaria) è sempre presa d’assalto da migliaia di emendamenti, tesi a inserire quelle che nei corridoi romani chiamano “mance a pioggia”. Le modifiche agli articoli 11 e 12 dell’Atto aziendale dell’ospedale di Alessandria comportano “la riduzione di una unità delle strutture semplici” e prevedono una serie di ridenominazioni per alcune strutture, ma anche cambiamenti organizzativi. Per esempio, l’appartenenza funzionale della struttura semplice della Chirurgia ginecologica viene formalizzata in capo al Dipartimento chirurgico e non più alla struttura complessa di Ostetricia e ginecologia.