Confindustria sede

Il Piemonte Orientale resterà quello dell’Università. Mentre non nascerà l’aggregazione degli industriali che doveva dare vita, con lo stesso marchio identitario, a quella che doveva essere la seconda territoriale dopo Torino. Alessandria ha scelto di restare da sola, dicendo addio a Vercelli e Novara. Una decisione che era nell’aria da tempo e che è stata una delle ragioni che hanno spinto alle dimissioni di Luigi Buzzi dalla carica di presidente. “Constatato che all’interno del Consiglio Direttivo non si poteva più raggiungere una convergenza abbastanza ampia per completare il progetto di aggregazione con le Associazioni industriali di Vercelli e di Novara, ho preferito fare un passo indietro per evitare più gravi conseguenze per l’Associazione, con l’auspicio che questa scelta possa facilitare una ricomposizione di nuovi equilibri di consenso” aveva dichiarato Buzzi. Così il Direttivo aveva incaricato il vicepresidente, Maurizio Miglietta, di presiedere l’associazione fino all’assemblea estiva.

E proprio il Consiglio Direttivo ha recepito “quanto approvato ad amplissima maggioranza dall’assemblea privata del 26 aprile”. Ovvero “si considera superato il processo di aggregazione denominato Confindustria territoriale Piemonte Orientale, mentre viene confermato al presidente facente funzioni, Maurizio Miglietta, il mandato “per mantenere, col supporto del Consiglio Direttivo, costante attenzione alle evoluzioni del sistema, prima di tutto a livello regionale”.

Alla fine del novembre 2016, durante l’assemblea congiunta delle organizzazioni di Alessandria, Vercelli e Novara, ospitata nel Teatro di Casale, Luigi Buzzi non aveva nascosto i problemi. E non era stato un caso l’appello lanciato agli imprenditori. “Stasera in sala – aveva detto – ci sono circa settanta nostri associati. Non nascondo lo scetticismo e le perplessità che ho registrato in questa fase dopo i precedenti tentativi di aggregazione (prima con Asti, poi con Cuneo, ndr), ma oggi c’è un’ottima sintonia fra i vertici associativi come fra le strutture”. Una sintonia che si è incrinata con il tempo. Fino a questa conclusione.

La nuova territoriale di Confindustria doveva contare circa 1.200 aziende associate per 60.000 dipendenti complessivi e con un prodotto interno lordo che nel 2013 si era attestato sui 23 miliardi di euro.

All’ultima assemblea congiunta delle tre organizzazioni, nel novembre dello scorso anno, era stato anche Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio, a benedire la nuova territoriale parlano di un territorio “con una grande capacità di fare impresa, un export forte, che ospita distretti di grande tradizione e innovazione, dalla rubinetteria all’oreficeria fino al settore dolciario e alimentare. Questa è l’Italia capace di grandi risultati, frutto di un atteggiamento collaborativo, di fare sistema e di confrontarsi in un contesto economico favorevole. L’innovazione è di casa, e le opportunità che abbiamo davanti sono straordinarie se sapremo investire sulla qualità del nostro capitale umano. L’unione fra le tre Confindustrie vi renderà più forti per affrontare le sfide che abbiamo davanti”. Sullo schermo dietro al grande palcoscenico campeggiava anche l’acronimo ‘ViCiNOALl’impresa’: le lettere iniziali delle tre province, mentre nella parola ‘impresa’ era riassunta la sfida e la scommessa delle territoriali guidate da Luigi Buzzi (Alessandria), Fabio Ravanelli (Novara) e Giorgio Cottura (Vercelli Valsesia). Come sia finita, è storia di oggi.

Novara e Vercelli pare che intendano invece continuare nel processo di aggregazione, ma anche in quei territori non mancano le voci critiche. Anche perché i conti si fanno anche sui bilanci associativi. E non sempre quelle che si sommano sono voci con il segno ‘più’ davanti.