rettorato vercelli

Per Gian Carlo Avanzi e Salvatore Rizzello, candidati alla carica di Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, è arrivato il momento della stretta finale. Ufficializzate le candidature e i programmi, per entrambi è piena campagna elettorale. La prima votazione è in calendario il 31 maggio dalle 9.30 alle 16.30 e il primo giugno dalle 9.30 alle 14: eventuale seconda votazione: 12 giugno dalle 9.30 alle 16.30, 13 giugno dalle 9.30 alle 14. Gian Carlo Avanzi, nato a Torino, classe 1954, direttore del Dimet (Dipartimento di medicina traslazionale) di Novara, e Salvatore Rizzello, nato a Spongano, classe 1963, direttore del Digspes (Dipartimento di giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali) di Alessandria sono i contendenti i cui identikit si possono studiare scorrendo le pagine dei rispettivi programmi. Quello di Rizzello è decisamente corposo con quaranta cartelle di testo, contro le dodici di Avanzi. Una differenza non solo di contenuti, rispetto alle  modalità di elaborazione, ma anche di impaginazione e grafica. Si possono scaricare entrambi i documenti dal sito https://www.uniupo.it/.

La proposta Rizzello prende le mosse da una breve analisi del contesto internazionale, nazionale e locale, e prosegue puntando su un “Piemonte orientale arretrato rispetto al resto del Piemonte, e ancor più rispetto al Nord Ovest. Un territorio in sofferenza socio-economica e demografica che deve essere ripensato strategicamente in modo unitario, riprogrammato e rilanciato. In questa missione l’Università del Piemonte Orientale ha un ruolo chiave”. Sono necessarie azioni verso i territori e parallelamente all’interno dell’Ateneo puntando a “contrastare in modo convinto la ‘deriva aziendalista’ del sistema universitario e in particolare la politica dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale attuata fino a ora, che ha applicato in maniera eccessivamente pedissequa quanto previsto dalla legge 240, rinunciando ai margini di autonomia che altri atenei hanno invece esercitato, con autonomia e lungimiranza”. Fra le prime azioni individuate rispetto al ‘Governo dell’Ateneo’ c’è la necessità di intervenire “sugli squilibri di genere” e di rivedere gli assetti del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione. “Il Senato Accademico, su molte materie, è stato declassato, di fatto, a un mero organo consultivo, mentre il Consiglio di amministrazione – si legge – è divenuto l’organo in cui si definiscono le scelte più rilevanti. Dopo sette anni di applicazione di questo meccanismo è giunto il tempo di una revisione che attenui il ruolo del Consiglio di amministrazione, scarsamente rappresentativo dell’intera comunità universitaria, e rimetta il Senato Accademico al centro della definizione della politica di ateneo, delle strategie e dell’allocazione delle risorse”.

Sul fronte della didattica, a giudizio di Rizzello occorre “mettere in atto solidi percorsi educativi che, accanto all’imprescindibile e adeguata acquisizione dei contenuti curriculari, sostengano in modo convinto i corsi di base scientifici, quali matematica e fisica e quelli umanistici, quali letteratura, lingue straniere, storia e filosofia, favorendo lo sviluppo del senso civico, quello critico, la crescita culturale in senso lato, le capacità creative e quelle di risoluzione dei problemi”. Riflessione più articolati sullo sdoppiamenti dei corsi nelle diverse sedi: “Hanno rappresentato e potrebbero continuare a rappresentare un elemento di successo in termini di crescita numerica degli studenti. Non sono mancati tuttavia numerosi problemi, legati soprattutto alla mancanza di un adeguato piano di medio periodo sui problemi logistici, organizzativi, amministrativi, didattici, gestionali e di impatto che hanno portato nelle diverse sedi. Ciò è accaduto soprattutto a causa di scelte non pienamente condivise, un’insufficiente programmazione e un non adeguato coinvolgimento di tutte le componenti coinvolte a partire da quella del personale tecnico amministrativo”. Ecco perché ritiene che “il dibattito sull’eventuale sdoppiamento del corso di Medicina ad Alessandria deve essere oggetto di un ampio e trasparente confronto interno all’Ateneo che, considerato il rilevante impatto sulle risorse in termini di investimenti e personale, coinvolga tutti i Dipartimenti e il Senato Accademico. È auspicabile che ogni operazione di questo tipo rappresenti un’opportunità di innovazione nella didattica che, facendo leva sulle specifiche competenze territoriali, arricchisca l’offerta formativa. L’eventuale corso sdoppiato di Medicina, oltre alle tradizionali competenze dell’area delle scienze mediche, dovrebbe avvalersi anche di quelle della fisica, della chimica, della biologia, della nutrizione e delle scienze alimentari, del diritto, della sociologia, dell’economia, dell’informatica (con particolare riferimento all’intelligenza artificiale e alla teoria delle decisioni), già presenti ad Alessandria”.

Occhi puntati sui dottorati di ricerca – dove “si reinventa sviluppando la ricerca scientifica come prima vocazione. Investendo nei dottorati, l’università investe nel proprio futuro” – e subito dopo sugli studenti lavoratori e sugli studenti con disabilità e difficoltà, ricordando il protocollo d’intesa siglato dall’Ateneo con la Società italiana in Disability Manager e l’azienda ospedaliera di Alessandria per l’attivazione del corso di perfezionamento di ‘Disability Management’ al Digspes. Ad Alessandria dall’anno accademico 2001-2002 è attivo nella Casa di reclusione di Alessandria un polo universitario istituito “al fine di promuovere e sostenere lo studio accademico tra la popolazione detenuta”, con la collaborazione dei Dipartimenti di scienze e innovazione tecnologica, Digspes e e, dall’anno accademico 2016/2017, di Studi umanistici.

Ricerca: è un fronte molto articolato in cui si punta sulla internazionalizzazione, sull’apertura di uno sportello stabile per la ricerca a Bruxelles e, fra gli altri punti, sul progetto ‘Human Technopole’ nell’area ex Expo di Milano. “Una volta definiti i vertici dell’Ateneo milanese, occorrerà intraprendere una fitta rete di relazioni volte a rendere l’Università del Piemonte Orientale co-protagonista di quei progetti di ricerca ed eventualmente di didattica più coerenti con le attività strategiche dei nostri Dipartimenti più direttamente interessati, con l’obiettivo di offrire le nostre specifiche competenze in un’ottica di reciproci vantaggi” si legge sul programma. L’Università del Piemonte Orientale “dovrà anche essere coinvolto da protagonista nel progetto Digital Innovation Hub del Piemonte, nell’ambito del Piano Nazionale Impresa 4.0, del Ministero dello sviluppo economico”. Alla Ict (Information and communication technologies), all’informatica, ai sistemi operativi, ai Big Data e ai Data Scienze, il programma di Rizzello dedica circa due cartelle e mezzo.

L’innovazione viene declinata successivamente sul fronte dell’amministrazione interna guardando in modo specifico alla componente del personale tecnico e amministrativo, mentre due cartelle e mezzo sono riservate alla componente studentesca, ipotizzando anche la costituzione della Consulta degli Studenti, quale “luogo di formulazione di proposte, progetti e spazio di discussione delle politiche accademiche”.

Ed ecco il capitolo dedicato alle ‘Città universitarie’. Alessandria, Vercelli e Novara hanno tutte le potenzialità “per trasformarsi in città universitarie di un unico ateneo diffuso su una vasta area. Per questo motivo, e con un ampio coinvolgimento degli enti territoriali, delle fondazioni locali e nazionali e attingendo a fondi europei occorre mettere in atto un processo di medio periodo che ne preveda la graduale realizzazione, sulla scia di quanto è avvenuto negli scorsi anni in Atenei relativamente giovani come Trento e L’Aquila”. Obiettivo quindi su Alessandria. “da un confronto con l’amministrazione comunale, è stata individuata l’area dell’ex convento San Francesco, sarà possibile ampliare il progetto a un’area molto vasta, che recuperi strutture di grande valore architettonico che consentiranno anche di realizzare un prestigioso museo civico. Alessandria dovrà prontamente recuperare il ritardo accumulato in questi anni, sia colmando la lacuna della residenza universitaria, con la realizzazione della stessa nell’ex collegio Santa Chiara, sia adeguando gli spazi della didattica del polo umanistico con la ristrutturazione dell’ex caserma dei carabinieri prospiciente palazzo Borsalino, riprendendo il progetto di finanziamento dei lavori da parte di un’importante Fondazione bancaria”.

Per Novara e Vercelli si parte dai punti che queste città hanno già e dai progetti e iniziative avviate per arrivare a fare nascere anche nei due capoluoghi una ‘Cittadella della conoscenza’. Una riflessione non manca nemmeno per Asti, capoluogo che “vede il Piemonte Orientale presente da molti anni con un corso di laurea e un Master, nell’ottica di un potenziamento anche dell’asse del sud Piemonte Asti- Alessandria, si potrà seriamente valutare un’eventuale estensione dell’attività didattica. Gli Enti locali astigiani e la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, si sono rivelati in questi anni partner seri, affidabili e puntuali nei finanziamenti. Inoltre proprio in questo periodo, nell’area dell’insediamento universitario, con il significativo supporto dell’Amministrazione comunale e della Fondazione, si sta realizzando un campus universitario dotato di residenza, laboratori, aule studio e palestra”.

Comunicazione (“Dovrà essere ben differenziata tra quella istituzionale e quella dei ‘social’, con obiettivi ben distinti”) e vita di comunità, valorizzazione del personale, una nuova politica per i ricercatori precari e il ruolo dell’Upo nella Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) e nella politica universitaria nazionale sono i capitoli che chiudono il programma di Salvatore Rizzello

Nelle dodici cartelle del programma di Avanzi è riassunta una visione che spazia dalle complesse questioni interne connesse alla funzionalità e agli organismi di governo dell’Ateneo, ai rapporti con i territori. Quest’ultimo è un capitolo delicato perché la tripolarità che per molto tempo è stato un valore aggiunto (certamente complesso e delicato da gestire), oggi mostra segni di crescente affanno, soprattutto in relazione ad Alessandria. La lettura del programma, diffuso da alcune settimane, è partita proprio dalla città dove è maturata l’idea della seconda università del Piemonte.

Fra le opportunità che Avanzi sottolinea, c’è quella del mercato studentesco potenziale. “Esiste un bacino di domanda potenziale inevasa di un certo rilievo che si concentra in parte nel settore sud-est dell’alessandrino (Tortona, Ovada, Novi, Gavi), dove l’ateneo non ha raggiunto livelli di penetrazione soddisfacenti”. Nei capitoli dedicati alla ricerca e alla didattica non mancano le proposte di istituire nuovi organismi. Rispetto alla Governance della ricerca, Avanzi pensa a un “Piano Strategico di Ateneo per la Ricerca (da definirsi nel primo anno di mandato) che non dovrà essere solo la somma dei piani strategici dei singoli dipartimenti o delle scuole, ma dovrà elaborare una strategia globale che preveda lo sviluppo di progetti interdipartimentali innovativi”. L’Ateneo “rafforzerà l’azione di regia della commissione di ricerca d’Ateneo, presieduta dal delegato del Rettore per la ricerca, che avrà il compito della governance della ricerca, con l’obiettivo di mettere in relazione i gruppi, facilitare le interrelazioni, aiutare, dal punto di vista scientifico e anche strategico, l’ottenimento dei finanziamenti”. Avanzi pensa poi alla istituzione di “due strutture periferiche logistiche di facilitazione e supporto alla ricerca: una nel polo di Alessandrino e l’altra nel polo Novara-Vercelli”. Le strutture “avranno il compito della gestione, rendicontazione, del controllo finanziario dei progetti, della stesura e gestione dei contratti di attività per conto terzi”. Sul fronte internazionale non basta “la delega del Rettore all’internazionalizzazione”, ma occorre, a suo giudizio, “dotare il delegato di una commissione di Ateneo per l’internazionalizzazione che comprenda sia un docente per ogni dipartimento, ma anche alcune figure di personale tecnico amministrativo formate nel settore con competenze linguistiche adeguate”. Infine c’è anche l’idea di una “struttura per l’internazionalizzazione dovrà trovar luogo una struttura, meno articolata, per la cooperazione con i paesi in via di sviluppo ed in aree disagiate”.

Il capitolo sullo ‘Sviluppo dei poli universitari’, rispetto ad Alessandria, si apre parlando della integrazione dell’università nel contesto cittadino. Una integrazione che a Novara è presente, “seppur migliorabile”, e che vede “la presenza di un campus che sta assumendo solo ora le connotazioni desiderabili, mentre a Vercelli e ad Alessandria “non è ancora presente”. Poi c’è “la posizione decentrata del Disit (Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica) di Alessandria” che “risente della distanza dalla stazione ferroviaria”. Per il polo Alessandrino “è imperativa la costruzione di un Campus universitario. Bisognerà tener conto della presenza di edifici già esistenti (non specifica quali, ndr), ma lo sforzo deve essere fatto anche al fine di avvicinare i due dipartimenti in una sola area utilizzando infrastrutture già esistenti, ottimizzandone l’utilizzo, partendo dall’esempio consolidato della collaborazione tra la Scuola di Medicina e del dipartimento di Economia di Novara”. Un altro imperativo alessandrino per Avanzi: “Dovranno essere potenziate le strutture di trasporto dalla stazione ferroviaria all’edificio che ospita il Disit. Dovranno inoltre essere reperiti spazi per l’edilizia abitativa studentesca facendo un’operazione di coinvolgimento di tutte le istituzioni pubbliche e private. Accanto a ciò andranno costruite infrastrutture, come campi gioco, palestre, zone di ricreazione e ritrovo”.

Sulla didattica, Avanzi propone l’istituzione di nuovi corsi di laurea che guardano “alla contemporaneità”, quindi scrive: “Risulta inoltre indispensabile pensare ad una localizzazione più congrua di CdS che stentano a crescere perché in aree poco appetibili ed alla espansione di CdS già stabilizzati in altre sedi in cui i medesimi non sono ancora insediati. Un esempio virtuoso di questo processo è stata la duplicazione a Novara del CdS in Giurisprudenza. A titolo d’esempio potrebbe essere preso in considerazione il progetto di una Laurea Magistrale in Filosofia presso il Campus di Novara, in collaborazione tra Disum e Disei, e la duplicazione del CdS a ciclo unico in Medicina e Chirurgia ad Alessandria promosso dalla Scuola di Medicina in collaborazione con il Disit, lo sdoppiamento di Chimica su Novara/Vercelli indirizzata alla Chimica Verde, un CdS di Informatica internazionale con indirizzo nella bioinformatica e nell’economia, un CdS di Meteorologia che sarebbe probabilmente il primo in Italia”.

Infine, una nota che arriva sempre da Gian Carlo Avanzi in merito alle indiscrezioni raccolte a Novara secondo le quali “ci sarebbe un orientamento, da parte del candidato locale, a volere estendere la timbratura ai docenti, come avviene per i medici”. Avanzi afferma che “il ruolo di docente universitario non è contrattualizzato e pertanto non prevede un debito orario settimanale, ma esclusivamente un monte ore annuale di attività didattica la quale viene individualmente certificata da ogni docente. È pertanto destituita di ogni fondamento la notizia apparsa sul blog che sia mia intenzione, come futuro Rettore, estendere a tutti i professori universitari la timbratura del cartellino che è invece prevista per i docenti universitari di materie cliniche che sono convenzionati con il Servizio sanitario regionale come conseguenza della loro equiparazione al ruolo di dirigente medico ospedaliero”.