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Turismo, ufficialmente va tutto bene: “I dati relativi al 2017 registrano anche quest’anno un andamento positivo con un aumento del 2,9 per cento negli arrivi e del 6,7 per cento nelle presenze rispetto al 2016. In termini assoluti si parla di 332.541 arrivi e 756.963 presenze” recita la nota ufficiale diffusa in occasione della presentazione dei flussi turistici 2017 in provincia di Alessandria e avvenuta alla presenza dell’assessore regionale alla Cultura e al Turismo, Antonella Parigi, del presidente della Provincia di Alessandria, Gianfranco Baldi, del sindaco del capoluogo, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, del presidente di Alexala (agenzia turistica locale), Sergio Guglielmero, del direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze poliche, economiche e sociali (Digspes) dell’Università Piemonte Orientale, Salvatore Rizzello.

In questi ultimi anni i dati dell’Alessandrino sono sempre all’insegna del ‘più’ e quindi i commenti degli amministratori pubblici e delle istituzioni locali sono altrettanto positivi ed entusiasti. Ma è davvero così? Se il trend è positivo, larga parte del merito va alla crescita internazionale del turismo e a quella piemontese che sta facendo i conti, a parte la contrazione registrata nel capoluogo regionale, con una ridistribuzione degli arrivi e una destagionalizzazione progressiva che vede la regione una meta gradita per un numero crescente di italiani (gli stranieri sono una realtà costante e mediamente robusta) in periodi diversi dell’anno. Però la provincia di Alessandria nell’arco dell’ultimo decennio (da quel 2008 che ha aperto la durissima stagione della crisi economica e della successiva trasformazione di una economia mondiale che non sarà mai più quella di prima) ha di fatto inseguito e non invece rappresentato un fronte di sfida e innovazione.

Per prima cosa bisogna chiarire che gli arrivi sono il numero di clienti ospitati nelle strutture ricettive nel periodo preso in esame, mentre le presenze sono il numero di notti trascorse nelle strutture. Quindi il numero da considerare è quello degli arrivi per capire come vanno effettivamente le cose. Da questo punto di vista, allora, Alessandria è la provincia che cresce meno con il 2,9 per cento registrato dalla Atl Alexala. Infatti Asti e Vercelli/Valsesia hanno registrato una crescita del 4,71 e 4,76 per cento, ecco poi Cuneo e Novara con +5,34 e +5,68 per cento, Torino e provincia con +6,75, Langhe e Roero +7,16 per cento, Biella con +10,93 e il Distretto turistico dei laghi che guida la classifica (in base ai dati registrati dalle Atl) con +11,80 per cento.

Sul fronte della ricaduta economica, la Regione Piemonte, per bocca dell’assessore Antonella Parigi, ammette candidamente che “il Pil (prodotto interno lordo) non viene misurato”. Poi cita due cifre, a titolo di esempio, in relazione alle differenze territoriali: “La spesa turistica quotidiana nelle Langhe viene stimata in 192 euro, cifra che nel Canavese scende a 15 euro”. La stessa analisi dei flussi turistici, comunque, non prende in considerazione né le seconde case, né il mercato degli affitti privati del portale Airbnb che sta contribuendo a cambiare vacanze e abitudini. Quello fornito è perciò un quadro parziale (anche se ampio perché considera alberghi e strutture extralberghiere) e con scarsi riferimenti economici. A tutto questo si aggiunge la rigida territorialità di azione delle Atl che invece dovrebbero operare su un mercato che ha sempre meno confini. Per esempio, Alexala con 332.541 e Asti con 154.617 peserebbero così per 487.158 arrivi nel 2017 contro i 338.447 di Langhe e Roero e 355.778 di Cuneo.

Per Gianfranco Cuttica di Revigliasco è arrivata “l’ora di attivare delle politiche turistiche collaborative” perché “il discorso va sviluppato sull’area vasta e non solo su quella provinciale” pensando “a una logistica delle persone che può mettere davvero Alessandria al servizio di altre zone”, mentre per Gianfranco Baldi bisogna “spingere non solo sui grandi eventi, ma anche sul turismo enogastronomico e su quello sportivo, come ad esempio il cicloturismo di cui anche la Provincia si sta occupando attraverso importanti progetti sulle strade del Monferrato”. In linea di principio, tutto fila liscio. Nei fatti, le azioni non appaiono altrettanto coerenti. Una presenza fortissima come quella dell’Outlet di Serravalle Scrivia viene costantemente ignorata, se non demonizzata, quando bisognerebbe invece fare i conti con ciò che può rappresentare in termini di ricaduta economica, non per gli acquisti che vengono fatti, bensì per il turismo che si può intercettare. Lo ha evidenziato anche il Master in Economia, Innovazione, Comunicazione e Accoglienza per l’impresa turistica, promosso dal Digspes e diretto da Marco Novarese che “ha dimostrato in maniera tangibile come la programmazione congiunta tra Università ed enti territoriali nei corsi di alta formazione post lauream possa essere la chiave vincente per l’inserimento dei neo laureati nel mondo del lavoro”. Le parole di Rizzello richiamano quella sinergia che purtroppo resta ancora troppo sulla carta nell’Alessandrino. Tutti parlano di turismo, tutti sono contenti dei numeri con il segno ‘più’ davanti, ma quanti sono davero pronti a investire? Quanti sono i privati a credere nei progetti del ‘pubblico’? Intanto ancora oggi c’è chi si scanna per l’appartenenza al Monferrato, chi mette dei distinguo (incomprensibili se visti da fuori) fra Alto e Basso Monferrato, chi dice che solo alcune aree sono davvero brave a fare accoglienza. Di questo passo, però, il trend dei flussi non farà molti passi avanti.