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L’accorpamento fra l’ospedale e l’Asl Al si allontana. Parola di Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità. “Il merito della proposta e la discussione che è scaturita sotto la presidenza di Domenico Ravetti della Commissione Sanità è andata nella direzione di fare emergere in modo chiaro l’esigenza di mettere in rete le competenze e di come usarle. L’integrazione è il tema vero, insieme alla ripartizione dei compiti e ai Dipartimenti interaziendali. Ai nuovi direttori verranno dati obiettivi nuovi, non sono economici ma anche di salute, e un metodo preciso: gli atti aziendali dovranno essere fatti insieme”. Parole pronunciate la termine della presentazione del Bilancio sociale e di mandato dell’azienda ospedaliera. E Ravetti (oggi capogruppo Pd in Consiglio regionale, dopo avere ricoperto la carica di presidente della Commissione Sanità) dal canto suo risponde con un semplice ‘no’ alla mozione presentata dai Consiglieri regionali del gruppo di Forza Italia con cui chiedono alla Giunta regionale di prorogare gli incarichi attuali dei direttori generali delle aziende Sanitarie per almeno dodici mesi. La proroga (scadono alla fine di aprile) di un mese per la nomina dei nuovi direttori è tecnica ed è stata decisa dalla giunta regionale “per uniformare le scadenze di tutti gli attuali incarichi e consentire il completamento del lavoro della commissione esaminatrice”. Saitta, anche ad Alessandria, è stato chiaro: “Niente commissariamenti, la sanità piemonteha bisogno di certezze”. Quelle che non piacciono al centrodestra se, con la ‘giustificazione’ che fra un anno si vota, ha chiesto di prorogare per un anno tutti gli incarichi, anche di quei direttori, come Giovanna Baraldi all’azienda ospedaliera di Alessandria, che non ha nemmeno più i requisiti.

Che Baraldi e Gilberto Gentili (alla guida dell’Asl Al) si sentano a fine corsa, trova conferma, secondo la cronaca riportata da La Stampa, edizione di Alessandria, nelle parole che hanno pronunciato a margine della Conferenza dei sindaci di lunedì scorso che avrebbe dovuto esprimere il parere sugli obiettivi raggiunti (o meno) dai direttori di Asl e Aso. Tanto per cambiare non è stato raggiunto il numero legale (chissà perché tanti primi cittadini urlano e strepitano e poi al momento di agire sono latitanti?) e quindi il voto, necessario per erogare una sorta di ‘premio di risultato’ dei direttori, non c’è stato. In compenso Giovanna Baraldi ha detto, fra virgolette, commentando l’ipotesi di accorpamento: ‘Siamo funzionari dello Stato, accettiamo le regole di questa Regione e non mi permetto di criticarle o giudicarle. Non devo dire niente. Ci ha colpito però il fatto che il nuovo modello organizzativo dovesse riguardare esclusivamente Alessandria’. Puntuale dopo poche ore è arrivato il commento di Ravetti: “Alla domanda della direzione risponderà nei modi ritenuti più opportuni l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta”. Gentili rispetto a una delle argomentazioni a favore della fusione (‘Le direzioni delle aziende non si parlano’) ha risposto, d’intesa con Baraldi, che “non è vero, lo dimostra il fatto che abbiamo dato vita a dipartimenti interaziendali. Se poi il problema siamo noi allora bastava cambiare uno o l’altra o tutti e due”. La scelta di commentare, come riporta La Stampa, in questo caso è un segno evidente di direzioni che hanno abbandonato il fair play dei tecnici nei confronti della politica.

Ma in casa dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ non mancano altri segnali critici. Come quelli di una non certo perfetta sintonia fra Paola Costanzo e Giovanna Baraldi. La prima, direttore sanitario, durante la presentazione del Bilancio sociale e di mandato 2015 – 2018, non è mai stata una volta sola a fianco del direttore generale, nemmeno durante l’inaugurazione dei nuovi ambulatori di oculistica e la presentazione della nuova terapia intensiva (aprirà solo a giugno). Anche durante l’incontro pubblico nel salone è rimasta defilata, senza mai incontrare lo sguardo di Giovanna Baraldi. Cosa sarà successo? Bocche cucite negli uffici vicini e nessuno disposto nemmeno a fare accenni a possibili motivi di contrasto.

Una cosa appare sicura. La fine del mandato del direttore generale arrivato tre anni fa da Cuneo è decisamente contrastato. C’è il concorso per Ostetricia e Ginecologia vinto da Nicola Strobelt rispetto al quale le ultime novità sono la presentazione di una interrogazione parlamentare, rivolta al Ministero della Salute, presentata da Maria Rizzotti, senatrice di Forza Italia, e una lettera di cinque cartelle scritta da Davide Dealberti (uno dei tre selezionati dalla commissione: ha ottenuto 81 punti su 100, gli altri candidati erano Vittorio Aguggia con 71/100 e Nicola Strobelt con 70/100) e inviata ad Antonio Saitta, che si articola su “undici dettagliati punti che spiegano quanto successo e pongono domande alle quali si chiede una risposta”. La lettera è stata inviata anche al direttore generale della sanità della Regione Piemonte, Renato Botti.

Nella interrogazione parlamentare si legge che “in relazione al ‘Decreto Balduzzi’, la scelta definitiva del professionista da incaricare spetta al direttore generale dell’azienda. Giovanna Baraldi ha attribuito l’incarico al terzo in graduatoria. È vero che la scelta può cadere sul secondo o terzo candidato, ma solitamente questo avviene quando c’è un distacco di 1 o 2 punti, certo non 11. Dagli atti dei verbali di selezione risulta che Davide Dealberti ha conseguito il miglior punteggio rispetto all’incaricato sia nella macroarea del curriculum (34/50 rispetto a 33/50), sia nella macroarea del colloquio (47/50 rispetto a 37/50 con valore soglia di idoneità 35/50); un altro aspetto altrettanto importante è l‘aderenza al profilo professionale ricercato ossia il fabbisogno dell’azienda ospedaliera di Alessandria, da cui si evincerebbe che i candidati Dealberti e Strobelt, hanno lo stesso identico punteggio (11/15)”.

E per finire, ecco le elezioni per le rsu (rappresentanza sindale unitaria) che nel comparto della sanità pubblica ha visto l’affermazione di organizzazioni sindacali che non hanno mai smesso avere nel mirito la gestione dell’attuale direzione. La Funzione pubblica Cgil “ha aumentato i voti rispetto alle elezioni del 2015, sia come risultato complessivo che in comparazione con le altre sigle”, si legge su una nota sindacale. La Fp Cgil si è confermata il primo posto tra le organizzazioni sindacali “ed è il sindacato più rappresentativo negli enti e nelle aziende pubbliche presenti nella provincia di Alessandria. Tre giorni di votazioni che ci hanno consegnato un risultato importante che ribadisce il consenso dei lavoratori nei confronti della nostra azione sindacale e dei nostri candidati, in un settore in cui erano chiamati complessivamente al voto circa 9.000 dipendenti”.

Anche il Nursind è stato uno dei sindacati con il trend maggiore all’interno del comparto sanitario alessandrino. Francesco Pesce, segretario aziendale di Nursind Alessandria, parla di un risultato che “è il frutto del lavoro portato avanti in questi anni dalla nostra segreteria territoriale e delle lotte a favore della tutela e dei diritti degli infermieri all’interno delle aziende sanitarie. In prima linea ci siamo esposti per la risoluzione dei problemi: dal sovraffollamento del Pronto Soccorso, alla carenza di personale, sino alla protesta contro un contratto di lavoro peggiorativo, sempre in rappresentanza degli infermieri ed al fine di tutelare la salute pubblica”.