ordine medici

Alessandria dovrà fare una ‘lobby positiva’ per ottenere lo sdoppiamento del corso di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale (Upo) che ha sede a Novara, ma quello che per ora è certo è che la battaglia deve essere ancora vinta. E sarà una battaglia lunga.

Il merito dell’incontro organizzato la scorsa settimana dall’Ordine del medici della provincia di Alessandria è stato proprio quello di discutere alla luce del sole (e non in segrete stanze o durante qualche cena per pochi intimi come alcuni alessandrini hanno fatto nel recente passato), e alla presenza di amministratori pubblici e parlamentari, di un progetto che finora è stato sfruttato in modo strumentale per consolidare rendite di posizione personali o per accreditare ruoli e pesi politici che invece sono alquanto evanescenti.

Mauro Cappelletti, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Alessandria, da un lato, e Antonio Maconi, segretario dell’Ordine dei medici, dall’altro, hanno coordinato l’incontro che ha visto le relazioni di Gian Carlo Avanzi, direttore del Dipartimento Medicina traslazionale, Marco Krengli, presidente della Scuola di Medicina, Gianluca Aimaretti, presidente del corso di laurea in Infermieristica dell’Upo.

Allora, a che punto è la situazione? Avanzi in apertura ha dato quasi tutto per fatto. “Manca solo il via libera della Conferenza Stato Regioni”. Poi ha ricordato i numeri del corso sdoppiato: “I posti per Alessandria sono 50 e saranno circa trecento gli studenti a regime, sono previsti 50 docenti universitari (con quelli del Dipartimento di Scienze e innovazione tecnologica che affiancheranno i titolari del corso nella prima fase di didattica del corso), oltre a un gruppetto di insegnanti a contratto”. Nemmeno una parola sui fondi che l’Ateneo sarebbe chiamato a investire (secondo fonti interne dovrebbero essere assunti almeno trenta docenti), mentre alla fine ribadisce che “il Rettore, Cesare Emanuel, ha incassato l’accordo del ministro e dei dirigenti del ministero della Pubblica istruzione e università”. Però il governo è in uscita e quindi del domani non c’è certezza.

Su questa visione ottimistica si innesca il dibattito, dove viene rilanciata l’esigenza di una ‘lobby positiva’ per arrivare alla meta. Che il tessuto alessandrino debba fare corpo unico per conquistare uno sdoppiamento che potrebbe avere grandi e positive ricadute è un punto fermo su cui sono tutti d’accordo. Ma è solo dopo uno scambio di battute, più politiche che mediche, fra alcuni degli ospiti, che emerge il quadro reale.

Domenico Ravetti, fino a domani presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale (poi si dimetterà in quanto eletto capogruppo Pd), quasi rispondendo anche a Fabrizio Palenzona (membro esterno del Consiglio di amministrazione dell’Upo) che aveva appena lanciato un appello a tutta la comunità alessandrina “per chiedere a Chiamparino e a Saittà di portare a casa il risultato”, prima ha precisato che “la Regione e Antonio Saitta (assessore alla Sanità e presidente della Commissione salute della Conferenza delle Regioni) questo risultato lo vogliono”. Poi ha detto chiaro e tondo che “per l’aumento dei posti si deve togliere qualcosa a qualcuno, non si possono aggiungere. La dimensione del problema è molto più grande, non è come si racconta e le istituzioni, perciò, devono sapere di cosa si sta parlando”.

Tradotto: in Italia c’è il numero chiuso e quello autorizzato mediamente ogni anno è per circa diecimila studenti, quindi è all’interno di questo contingente che vanno ricavati quei cinquanta posti per l’Upo. Significa perciò che le Regioni dove oggi si concentra il numero più alto dovranno abbassare una spalla e concederlo al Piemonte. Ma lo faranno la Lombardia, il Lazio o la Campania? E non è tutto. A oggi l’Università del Piemonte Orientale, come ha ricordato Marco Krengli, ha presentato alla Regione la richiesta per 150 posti, di cui 50 per il corso sdoppiato ad Alessandria. La proposta formativa per l’anno 2018-2019 dovrà prima passare l’esame della Conferenza Stato Regioni, poi dal ministero dell’Istruzione che assegna i posti. Un percorso in cui non c’è nulla di scontato, a partire dal fatto che manca ancora un governo e che i tempi delle decisioni possono allungarsi per mesi.

Il fatto che finalmente Alessandria sia un po’ più compatta sul fronte universitario (a distanza di vent’anni dalla istituzione dell’Ateneo) è certamente, e finalmente, positivo. Però la variabili in campo sono molte. Ci sono quelle strutturali, come gli spazi non tanto per i primi anni del corso che potrebbero essere ospitati all’interno del Disit, quanto quelli del triennio clinico che dovrebbero vedere coinvolto in modo massiccio l’ospedale di Alessandria, oppure il nodo per ora irrisolto delle residenze. E poi ci sono quelle economiche (ci sono le risorse per assumere i docenti?) e logistiche. A Novara, poi, non mancano alcune voci critiche sullo sdoppiamento e c’è chi vedrebbe bene l’aumento dei posti, ma solo nella città di San Gaudenzio.

Sullo sfondo resta intanto un’altra vicenda, tutta universitaria: l’elezione del nuovo Rettore. Gian Carlo Avanzi è un candidato, l’altro è Salvatore Rizzello, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze politiche, economiche e sociali che ha sede a Palazzo Borsalino, ad Alessandria. Per la prima volta nella storia ventennale dell’università la corsa è a due. E quelle in campo, anche se i programmi non sono ancora stati presentati, appaiono posizioni non sempre convergenti. A parole sono tutti a favore di un potenziamento delle sedi (Alessandria, Vercelli e Novara) e di un riequilibrio proprio a favore di Alessandria, anche perché l’apertura del polo della ricerca ‘Human Technopole’ sull’area dell’Expo milanese potrebbe mettere in affanno proprio la sede novarese dell’Upo. Ma è un impegno convinto, oppure in realtà strumentale a salvaguardare il polo novarese? Domande per ora senza risposta. E lo stesso intervento di Avanzi non è andato oltre a generali dichiarazioni di principio.

Sullo sfondo, non manca un potenziale caso sollevato da Pietro Luigi Garavelli, medico e sindacalista di Confintesa Ugs Medici. Su Facebook è intervenuto con alcuni post in cui manifesta la personale “curiosità da sindacalista in quanto Gian Carlo Avanzi pur vincendo un concorso ospedaliero, non si dimise, né prese aspettativa dall’Università, come previsto, mi pare, dalla normativa vigente”. Il riferimento sarebbe alla posizione del medico all’epoca del conferimento dell’incarico ospedaliero di direttore della Struttura complessa di ‘Medicina e chirurgia d’accettazione d’urgenza’, avvenuto con una delibera dell’azienda ospedaliera universitaria ‘Maggiore della Carità’ del marzo 2010. La materia è estremamente complessa, spesso la norma nazionale demanda a regolamenti e statuti degli atenei e non mancano sentenze diverse, anche di alcune sezioni regionali della Corte dei Conti.