cappelli

Borsalino, spiraglio autentico o ennesimo gioco delle parti? Forse un po’ tutte e due le cose visto che la Haeres Equita e i curatori non si sono risparmiati frecciate, alimentando, volontariamente o per interesse, le contrapposizioni e le carte bollate. Resta il fatto che è di poche ore fa la notizia che i curatori del fallimento Borsalino, Stefano Ambrosini e Paola Barisone, e la Haeres Equita di Philippe Camperio hanno comunicato, congiuntamente, che dopo l’incontro del 12 marzo hanno convenuto “di differire tutte le udienze relative alle iniziative giudiziali instaurate prima di questa data e a oggi pendenti, al fine di consentire un sereno confronto tra le parti, nell’interesse dei creditori, dei lavoratori dipendenti e della continuità aziendale”. Oggi al tribunale di Torino era prevista l’udienza in appello contro la dichiarazione di fallimento.

Potrebbe essere allora possibile un accordo tra i curatori e la Haeres Equita che detiene il marchio, sequestrato in via cautelativa con sette indagati (Camperio, gli amministratori della società e tre funzionari del Mediocredito da cui è stato acquistato per 17,5 milioni)? Una delle ipotesi in campo infatti è quella che potrebbe vedrebbe Camperio pronto per una offerta per rilevare tutta l’attività di Borsalino: l’importo dovrebbe consentire ai curatori del fallimento di chiudere la procedura. Un accordo entro l’estate quindi appare verosimile? Altra domanda, per ora senza risposta.

La pace è davvero scattata, o siamo invece di fronte a una tregua (armata) visto che Ambrosini per primo non aveva nascosto l’intenzione di procedere a ulteriori affondi contro l’imprenditore italo-svizzero qualora non ci fosse stato un accenno al dialogo? Nei prossimi giorni i contorni della vicenda saranno più chiari. Un confrontofinora non c’era mai stato, ma che nel giro di pochissimi giorni non solo è avvenuto, ma ha anche determinato lo slittamento delle udienze in programma. Evidentemente è arrivato il momento il momento in cui le carte cominciano a scoprirsi e permetteranno, fra un po’, di capire chi aveva davvero gli assi e chi invece stava decisamente bluffando. Sullo sfondo restano l’azienda, i 134 dipendenti, la storia del marchio, il mercato e il Made in Italy che Borsalino rappresenta. Oltre alla partita del museo e della valorizzazione di un patrimonio di cui Alessandria si è resa conto solo quando la situazione è precipitata con il fallimento.