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Le elezioni possono essere una autentica maledizione. E non per il risultato. Bensì per gli effetti indotti che si manifestano settimane e settimane prima dell’apertura delle urne. E succede anche ad Alessandria dove in Consiglio comunale va in scena una contrapposizione fra il centrodestra e una parte della minoranza che fa capo al Pd che ricorre a strumentalizzazioni, verità parziali, atteggiamenti barricaderi (ovviamente quando c’è del pubblico, compreso quello che si prende la briga di seguire la diretta streaming, mentre durante le Commissioni i toni sono più pacati) e dichiarazioni di fuoco diffuse su Facebook. Al centro del contendere, anche in occasione dell’ultima seduta, i regolamenti, da quello sulle norme sull’accattonaggio a quello sull’assegnazione degli alloggi popolari per le emergenze abitative, passando per quelli del commercio. Da un lato c’è una indubbia superficialità che ha portato la maggioranza a portare in aula dei testi aggiustati in corsa e hanno anche dimenticato di rendere noto un altro atto, la lettera che il Difensore civico regionale ha trasmesso a dicembre proprio in merito agli alloggi popolari. Ma dall’altro lato c’è una parte di minoranza che usa evidenti argomentazioni politiche che guardano solo al voto del 4 marzo.

Il Consiglio comunale ha approvato i regolamenti sul commercio – ‘Iniziative a favore dell’economia locale’ e per ‘Le agevolazioni sui tributi locali per le imprese operanti e di nuova costituzione presenti nel territorio comunale’ – con i voti della maggioranza, della minoranza con Oria Trifoglio (Quarto Polo) e Vincenzo Demarte (Gruppo misto) e l’astensione del Movimento 5 Stelle. Il Pd è uscito dall’aula, benché Rita Rossa in sede di Commissione consiliare abbia invece detto non più tardi del giorno prima “non ci opponiamo al regolamento, che ha molti limiti, e ci asterremo”. Se la maggioranza di centrodestra ha scontatamente votato sì, Oria Trifoglio ha approvato il testo spiegando che “anche le piccole cose, con poche risorse e probabilmente anche da aggiustare successivamente sono comunque un piccolo in avanti a fronte del più totale immobilismo”. Insomma, il classico ‘piuttosto che niente è meglio piuttosto’. I regolamenti prevedono che dal 2019 siano rimborsate le tasse a tutti gli esercizi commerciali, oppure imprese, di nuova apertura. Il provvedimento ha valore triennale e per questo periodo sono stanziati 10.000 euro in tutto. Funzionerà? Dipende da moltissimi fattori di mercati quasi del tutto estranei all’azione della pubblica amministrazione, in ogni caso “è un provvedimento emergenziale che mettiamo in campo. Oltre non possiamo andare” dice la giunta con l’assessore Riccardo Molinari.

Ma il fuoco alle polveri sui regolamenti arriva prima dell’avvio della discussione dell’ordine del giorno del Consiglio. Rita Rossa attacca affermando che sul regolamento sull’accattonaggio “manca il parere di regolarità dell’atto” come rilevato dal segretario generale, Francesca Ganci. “Chi garantisce il rispetto della regolarità degli atti”? La risposta arriva dalla stessa Ganci: “È stato un mero errore materiale, chissà quanti saranno avvenuti in passato anche in questo Comune. Gli emendamenti presentati durante i lavori consiliari erano scritti su un foglio sul quale c’era il primo parere tecnico, ma non gli altri due. Leggendo il provvedimento in aula è stato visto un parere tecnico ed è stato ritenuto che andasse bene per tutti. È un errore legato in modo indiretto al Regolamento del Consiglio comunale alessandrino che permette di presentare emendamenti fino all’ultimo”. Fin qui la spiegazione tecnica. Naturalmente chi conosce dinamiche, tecnicismi e norme avrebbe dovuto preparare atti e pareri in modo coerente. Ma questo è un ancora altro discorso.

Attacco frontale del Pd anche sulla lettera del Difensore civico: “Il parere è arrivato il 22 dicembre ma è rimasto nei cassetti degli uffici e mai portato alla conoscenza del Consiglio comunale”. Molinari risponde e scorrendo il testo precisa che “non c’è una denuncia nel merito di illegittimità”. Quindi aggiunge: “A un certo punto si dice che ‘potrebbe determinare disparità di trattamento, è una valutazione del Difensore come è una valutazione, politica, quella della giunta che nel rispetto dei parametri fissati dalla Regione ha introdotto modifiche che rientrano nell’ambito delle autonomie locali”. Però non viene detta una parola rispetto al perché la lettera sia rimasta per così tanto tempo nel cassetto.

Alle repliche della maggioranza si scatena la contestazione del Pd con Giorgio Abonante che lascia l’aula dicendo che “la Giunta che nasconde al Consiglio comunale atti di esclusiva competenza dell’assemblea eletta dai cittadini è un fatto grave e senza precedenti. Da due mesi – scrive poi su Facebook – tengono nel cassetto 20 pagine di parere del Difensore Civico regionale che smonta un importante regolamento di esclusiva competenza del Consiglio comunale. E la Giunta ci dice che lo ha fatto per scelta politica. Ripeto, mai vista una roba simile. Consiglio comunale preso a schiaffi”. Anche Rita Rossa se ne va. Poi sulla pagina personale di Facebook scrive: “Abbiamo smascherato un atto irregolare quindi illegittimo sul quale il sindaco aveva garantito”, ma senza entrare nel dettaglio. Sulla pagina del Gruppo consiliare Pd – Lista Rossa si legge: “La politica deve prevalere, e su questo siamo d’accordo, ma non può calpestare tutto per blandire l’elettorato. Dobbiamo decidere se il Consiglio comunale è funzionale alla propaganda o al governo di un ente e di una comunità”.

Morale: il voto del 4 marzo è sempre lì. Un richiamo in vista del quale vale tutto. Per tutti. Intanto rischia di aumentare la percentuale di chi non si recherà alle urne. E un motivo ci sarà.