guala closures innovazione

Un parco tecnologico, incentivi e agevolazioni, collaborazione con l’università, partner pubblici e privati, incubatori di impresa, una piattaforma di coworking. Siamo in una struttura piemontese? No. Siamo in Italia? No. Siamo all’interno di una realtà che, certamente sfruttando le opportunità di un regime fiscale differente da altri e la capacità di creare network competitivi, ha saputo non solo offrire una opportunità alle realtà aziendali nazionali, bensì aprire le porte alle imprese che da tempo sanno muoversi nel mercato globalizzato. Protagonista è la Guala Closures, di alessandrina memoria, ma ormai da tempo player internazionale, che la scorsa settimana ha inaugurato il quinto centro di ricerca in Lussemburgo, nazione in cui la società ha trasferito la sede legale per motivi fiscali, però anche in conseguenza della complessa e contorta normativa italiana che sotto molti aspetti non è adeguata e coerente con le caratteristiche di chi opera sui mercati internazionali.

E così è stato inaugurato nel Technoport di Foetz (area del Comune di Mondercange, 6.300 abitanti) un nuovo polo di ricerca tecnologica e innovativa alla presenza di Fabio Morvilli, presidente della Camera di Commercio Italiana in Lussemburgo; Rossella Franchini Sherifis, ambasciatrice Italiana in Lussemburgo; Pierre Gramegna, ministro della Finanza del Gran Ducato di Lussemburgo, e naturalmente di Marco Giovannini, presidente e amministratore delegato di Guala Closures Group. All’interno di Technoport opera Gcl Technologies che mira “alla selezione, sviluppo e industrializzazione delle più innovative tecnologie, con l’obiettivo di renderle disponibili agli stabilimenti di Guala Closures Group sparsi nel mondo. Gcl Technologies – sottolineano i vertici del gruppo industriale – è anche aperta alla cooperazione con altre industrie che condividono gli stessi bisogni e obiettivi tecnologici”.

Le tecnologie di ultima generazione applicate nella produzione delle chiusure di Guala Closures sono state, in parte, presentate anche ad Alessandria, in occasione di alcuni incontri ed eventi, senza peraltro sollevare particolare interesse o curiosità in un tessuto ormai quasi necrotizzato rispetto alle novità. Nel polo tecnologico lussemburghese verrà sviluppato la tecnologia anti-contraffazione e di localizzazione logistica del prodotto che si chiama Nfc che “garantisce anche ottimi vantaggi nella comunicazione tra il brand e il consumatore”. Guala Closures ha sviluppato la prima chiusura al mondo dotata di Nfc integrato con funzionalità tamper evident (lo status del cip cambia dopo la prima apertura). Il gruppo guidato da Giovannini porterà poi la magneto formatura dell’alluminio nel mercato delle chiusure per gli alcolici in maniera da produrre una nuova generazione di chiusure anti contraffazione in plastica, rivestite da un sottile strato di alluminio in grado di mettere in risalto alcuni particolari per una maggiore resa estetica, scegliendo le più svariate forme. L’obiettivo dell’automazione flessibile “è di ridurre i costi di produzione in maniera da automatizzare i processi produttivi di piccoli lotti di chiusure. Guala Closures – precisa il presidente – è aperta verso cooperazioni con altre aziende che hanno l’obiettivo in comune di aumentare la flessibilità, evitare dispendiose operazioni manuali, ottimizzare la flessibilità manifatturiera”. Non manca nemmeno la stampa in 3D. Guala Closures, che ha precorso i tempi in campo industriale, si è recentemente dotata di una stampante Hp di ultima generazione per la realizzazione oggetti in plastica a elevata velocità e con costi competitivi.

Sede legale in Lussemburgo, una proprietà (fondi di private equity e il management) che ha avviato le procedure per cedere il controllo del gruppo, un nuovo polo di ricerca interamente dedicato all’innovazione: cosa significa tutto questo per Alessandria e per la sede che sorge nella zona industriale D6? Dai responsabili locali arrivano solo parole tranquillizzanti. “La storica sede dell’azienda resta ancorata alla ricerca e sviluppo dei prodotti insieme allo stabilimento locale”.

La strategia di sviluppo di una multinazionale, anche di quelle ‘tascabili’ o familiari, è sempre meno legata al territorio di origine. Un conto sono le radici e la memoria, un’altra cosa sono le condizioni ottimali per sfruttare al meglio ogni occasione di crescita, di aumento della competitività, di conquista di nuovi mercati. La strada imboccata da Guala Closures è stata in larga misura indipendente dalle scelte locali, anche se certe ‘non decisioni’ della pubblica amministrazione hanno pesato in una fase storica, benché la stessa società con alla testa Marco Giovannini abbia scelto di rimanere ad Alessandria, all’epoca della rilocalizzazione nella zona industriale di Spinetta Marengo, proprio in forza del legame con la città che ha visto nascere l’industria delle chiusure di garanzia. In quel momento sarebbe stato facile prendere al volo la proposta, allettante, che arrivava dalla Gran Bretagna e trasferire, a suon di agevolazioni e finanziamenti a bassissimo costo, tutto quanto. Le scelte avvenute negli anni successivi, compresa quella del Lussemburgo, sono state prese alla luce del mercato, della finanza, della difficoltà di una impresa a lavorare in Italia, soprattutto se ha una produzione innovativa, spalmata in ventisei nazioni, un mercato di vendite in cento Paesi.

Quello che ha segnato finora la gestione di Giovannini (ha presieduto anche Confindustria Alessandria per un mandato quadriennale) è stata la particolare attenzione all’aspetto finanziario, grazie anche ad Anibal Diaz che ricoprire la carica di Group Cfo (Chief Financial Officer, responsabile della gestione finanziaria). Nella storia recente non è nemmeno mancata la parentesi della quotazione in Borsa, poi rientrata. Oggi si prepara alla cessione, la base d’asta è superiore a un miliardo di euro (compreso il debito), guardando comunque sempre al futuro.

Chi invece deve fare i conti con le conseguenze negative della gestione finanziaria è Mossi & Ghisolfi di Tortona. È notizia di pochi giorni fa che il Tribunale di Alessandria ha ammesso le società del Gruppo M&G che avevano fatto richiesta alla procedura di concordato preventivo. Il Tribunale ha concesso il termine massimo di 120 giorni per il deposito della proposta e del piano industriale, “a decorrere dal 26 ottobre, a eccezione per Ibp (Italian bio products) di Crescentino per la quale ha concesso il termine di 60 giorni”. I progetti e le sfide alla globalizzazione del gruppo Mossi & Ghisolfi potrebbero fermarsi a Corpus Christi? Forse. Il motivo? L’indebitamento contratto negli ultimi anni per finanziare un ampio ventaglio di investimenti. Dall’Italia fino alle frontiere più lontane, come gli Stati Uniti d’America, il processo di internazionalizzazione del gruppo è continuato, prima sotto la regia diretta di Vittorio Ghisolfi (ha fondato l’azienda nel 1953 con Domenico Mossi; è stato anche presidente di Confindustria Alessandria) e poi con i figli Guido (scomparso nel marzo del 2015) e Marco. Il Gruppo opera negli Usa, in America Latina, Asia ed Europa. Nel 2016 ha registrato un fatturato di oltre 1,9 miliardi di dollari, con oltre 1.700 collaboratori. Mossi & Ghisolfi è controllata dalla società M&G Finanziaria, di proprietà della famiglia Ghisolfi. “Stiamo affrontando difficoltà finanziarie” aveva ammesso il mese scorso Mauro Fenoglio, direttore della produzione di M&G Chemicals, con una dichiarazione rilasciata al giornale Caller Times. In Texas non mancano, ormai da tempo, i problemi legati ai ritardi nella costruzione di quello che vorrebbe essere il più grande impianto al mondo per la produzione di Pet e di Pta. Taglio di posti, affanno finanziario, fino alla notizia che la M&G Chemicals è stata assoggettata al Chapter 11, procedura fallimentare americana che può essere paragonata all’amministrazione straordinaria.

M&G occupa in Italia circa duecento persone. È stato concesso un anno di cassa integrazione straordinaria per crisi sia per i 50 dipendenti della Biochemtex (il centro di ricerca principale, a Tortona), sia per i 121 che lavorano alla bioraffineria vercellese.