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Il “pericolo per l’ambiente” a Castelceriolo viene messo nero su bianco. Ma non da un amministratore locale (né quelli nuovi che paiono ancora lontani dall’avere ben chiaro quanto accadendo, né quelli precedenti che anzi hanno parlato spesso di “successo” nella gestione dei rifiuti), bensì da Sandro Raimondi, procuratore aggiunto di Brescia che di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo di rifiuti ha parlato a lungo dell’inchiesta che ha coinvolto anche Alessandria, con l’Aral di Castelceriolo e la Srt di Novi. Se Brescia viene indicata come nuova ‘terra dei fuochi’ dove il traffico di rifiuti dal sud al nord non è gestito dalla criminalità organizzata, bensì da imprese che hanno “imparato come fare da sole, in modo autarchico”, ad un certo punto della relazione arriva alla ribalta anche Alessandria, sia come destinazione finale dei rifiuti mandati allo smaltimento in discarica senza alcun trattamento (dovevano invece essere lavorati e recuperati), sia come esempio dell’intreccio fra imprese e politica. Le parole di Raimondi non sono state nuove, certo, ma hanno rilanciato quello che invece ad Alessandria sembra essere già dimenticato. Eppure c’è in ballo anche la possibile chiusura temporanea degli impianti di Aral e Srt, come, come ha richiesto il pubblico ministero bresciano (la decisione dovrebbe arrivare entro la metà di novembre). Ma non c’è niente da fare. Nel capoluogo mandrogno si preferisce discettare di Eco e della mancata intitolazione di un istituto scolastico piuttosto che affrontare la realtà di vicende dalle imprevedibili conseguenze.

Pensare che le parole del procuratore aggiunto di Brescia, ampiamente riportate dalla stampa della città sede dell’inchiesta, dovrebbero fare tremare i polsi a qualcuno. Basta scorrere il resoconto dell’audizione della Commissione parlamentare. Articolato il passaggio del magistrato quando parla di imprese e politica. “Il coniuge del presidente di una provincia del nord (lui è Ezio Guerci, compagno di Rita Rossa che all’epoca dei fatti al centro dell’inchiesta era sindaco di Alessandria e presidente della Provincia, ndr) ha avuto una Fiat del valore di circa 30.000 euro da parte del principale indagato. Questi 30.000 euro vengono pagati, in sostanza, attraverso finte consulenze. Lui, attraverso una società, presta delle consulenze, oppure appare prestare delle consulenze secondo l’ipotesi accusatoria, ma queste consulenze non sono mai state fatte o, quantomeno, gli accertamenti di polizia giudiziaria non hanno trovato consulenze fatte, così come invece avrebbero dovuto essere dalle carte fiscali. Queste sue intermediazioni sarebbero dovute servire per consentire l’acquisto da parte di A2A di una società, questa Aral, che è dotata di impianti di rilievo e che, grazie al traffico illecito di rifiuti, da una perdita di bilancio di oltre 2,5 milioni di euro è riuscita ad arrivare in pareggio: è addirittura in attivo”. L’illecito profitto di oltre dieci milioni di euro per il trattamento di circa 100.000 tonnellate di rifiuti rilevato dall’inchiesta bresciana vede al centro il caso, definito “eclatante”, di Aral che “nei due anni di attività investigativa – si legge sempre sul resoconto – ha visto un beneficio di oltre 5 milioni di euro gestendo i rifiuti in questo modo: da – 2,5 milioni a + 2,3, quindi sono circa 5 milioni di euro. Il paradosso è che è un impianto pubblico”.

Rimane così sempre la stessa, solita, eterna domanda: cosa c’è sotto la discarica esaurita di Castelceriolo e cosa è stato conferito in quella di Solero? Quelli interrati erano rifiuti non lavorati, che non avrebbero dovuto finire direttamente nelle discariche. Per Castelceriolo il “pericolo per l’ambiente” arriva non solo da quanto è stato conferito con il traffico illecito, ma anche da quanto c’era già, a partire dai rifiuti del dopo alluvione del 1994, e si è accumulato negli anni. Benché per legge siano previsti controlli periodici e verifiche della corretta gestione degli impianti, leggendo il resoconto parlamentare vi sono alcuni passaggi che alimentano qualche dubbio. Piero Vincenti, maggiore dei carabinieri del Noe di Milano, a un certo punto, rispondendo a una domanda del deputato Piergiorgio Carrescia, afferma di non avere “contezza di presenze di enti che avessero eseguito dei controlli o delle verifiche nel periodo dell’attività investigativa (2014-2015)”. Il danno ambientale “ovviamente è ancora in fase di dimostrazione o, più che altro, di quantificazione, anche se per noi il quadro, in base alle evidenze dell’attività investigativa, è ormai abbastanza chiaro”.