osp2Ad Alessandria ci sono molte storie infinite. Una di queste è il parcheggio Berlinguer, di fronte all’ospedale civile. Un’area in cui sostano le auto, bivaccano posteggiatori abusivi e in cui gli episodi di microcriminalità continuano (molti sfuggono alla cronaca solo perché non sono denunciati). Il parcheggio è al centro di una diatriba che prosegue da anni fra azienda ospedaliera e Comune. Passano i direttori generali, cambiano i colori delle amministrazioni, ma l’unica cosa sempre uguale a se stessa è l’immobilismo delle decisioni. Nutrito, invece, il fronte dello scambio delle accuse di colpe e responsabilità delle mancate decisioni.

Alla buonóra arriva anche la Regione Piemonte con il vicepresidente del gruppo Pd, Domenico Ravetti (è anche presidente della Commissione regionale sanità) che ha presentato una interrogazione urgente all’assessore all’Edilizia sanitaria, Antonio Saitta, sulla “messa in sicurezza del parcheggio di piazzale Berlinguer ad Alessandria”. Una operazione che Ravetti definisce “assolutamente necessaria” e “non ulteriormente procrastinabile” dopo “il susseguirsi di numerose aggressioni ai danni del personale e degli utenti dell’ospedale civile”. Come riconosce lui stesso il problema “finora è stato trattato attraverso comunicati stampa”, mentre è “il momento che a parlare siano gli atti amministrativi” aggiunge. L’assessore Saitta ha precisato che l’azienda ospedaliera ha inviato una nota al sindaco di Alessandria, il 31 agosto, per ribadire la disponibilità a realizzare il progetto originale, già approvato dal Comune nel 2015, ovvero l’ampliamento del parcheggio con 83 nuovi posti auto e “che già lo scorso anno aveva anche proposto la conversione di queste opere con l’installazione di impianti di videosorveglianza e di illuminazione per risolvere il problema della sicurezza nel piazzale”. Ed ecco il successivo commento di Ravetti: “Parliamo di interventi previsti, ma a oggi rimasti sulla carta. Mi auguro che il Comune di Alessandria si faccia parte attiva per risolvere celermente la questione”.

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Chi oggi è a Palazzo Rosso ha ereditato una situazione di cui conosce poco e i dirigenti (dell’epoca e attuali) non paiono avere condiviso del tutto le informazioni e le carte. Altrimenti non si spiegherebbero i rimpalli di responsabilità. Infatti dopo mesi e mesi, la direzione dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria, guidata da Giovanna Baraldi, alla fine di agosto aveva messo nero su bianco alcuni passaggi. In un comunicato aveva annunciato di avere scritto al sindaco di Alessandria, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, per “evidenziare la disponibilità a realizzare il progetto originale (la realizzazione di 83 nuovi posti auto) approvato dal Comune di Alessandria, oppure a monetizzare l’obbligazione dovuta per l’opera di ampliamento relativa alla sopraelevazione del Pronto Soccorso, stimata in circa 98.000 euro”. Quindi si parlava di “complessità dei rapporti tra i due enti che fino a oggi non hanno stipulato adeguata convenzione”. L’azienda ospedaliera ha scritto chiaramente che “in un’ottica di collaborazione e disponibilità aveva proposto sin da inizio 2016, la conversione di tali opere con l’installazione di videosorveglianza e illuminazione, per cercare di risolvere a breve termine il problema della sicurezza nel piazzale. La proposta di riconversione non è mai stata autorizzata dal Comune di Alessandria”. La lettera con la quale la direzione dell’azienda ospedaliera chiede “con la massima urgenza” la concessione, da parte del Comune, della autorizzazione alla realizzazione dell’illuminazione e della videosorveglianza, “derubricando contestualmente il permesso di costruire del 28 novembre 2011 con la soppressione del richiesto ampliamento del parcheggio stesso”, risale all’8 aprile 2016 ed è stata inviata al sindaco di Alessandria e al Prefetto di Alessandria. La lettera alla fine chiedeva di rimandare “a successivi provvedimenti la definizione delle restanti problematiche”. L’azienda ha quindi precisato che “se il Comune, al fine di ottemperare alle richieste formulate, ritenesse possibile monetizzare l’obbligazione con l’importo indicato, l’azienda ospedaliera si rende disponibile”.

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Palazzo Rosso ha scritto, solo un anno dopo, prima della scadenza elettorale, dicendo che era colpa dell’azienda ospedaliera se non c’era ancora il progetto della illuminazione e ribadendo che addirittura era quasi tutto pronto per costruire un parcheggio multipiano da realizzare con il project financig. Di quest’ultimo l’unica traccia pubblica è stato un disegno mostrato dal sindaco uscente, Rita Rossa, durante un dibattito elettorale organizzato prima del ballottaggio.

Il terreno del parcheggio Berlinguer, lo ricordiamo, è di proprietà dell’azienda ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’, ma l’area è destinata a uso pubblico. Per accelerare la soluzione dei problemi, anche di sicurezza, perché non affidare la gestione direttamente all’ospedale? In altre città (Biella, Torino) questo è avvenuto, con risultati complessivamente buoni. Perché invece ostinarsi a chiedere interventi (telecamere e asfaltatura) per i quali l’azienda è pronta per la progettazione, ma quando arriva il momento di rilasciare una autorizzazione, tutto si ferma?

Nel 2005 il Comune di Alessandria autorizza l’ospedale a realizzare la sopraelevazione del Pronto soccorso per realizzare il nuovo blocco operatorio e il permesso prescriveva come compensazione urbanistica secondaria l’ampliamento del parcheggio Berlinguer per una superficie di 2.581 metri quadrati, pari a 83 posti auto. L’ospedale chiede, è il 2011, l’autorizzazione che viene concessa dal Comune nel settembre del 2015. A questo punto cambia la situazione ambientale. Siamo nel marzo del 2016. Al termine di una riunione allargata a Palazzo Ghilini viene deciso di potenziare l’illuminazione pubblica e di installare un sistema di videosorveglianza. L’ospedale è pronto, bisogna però mettere a posto un po’ di cose nei rapporti fra i due enti ed ecco che da Palazzo Rosso viene spedito alla direzione dell’azienda guidata da Giovanna Baraldi una bozza di protocollo di intesa. E qui cominciano i problemi. Negli uffici di via Venezia vengono rilevate delle “difformità in merito alla definizione puntuale delle superfici interessate e degli importi di progetto dell’approvato ampliamento del parcheggio che richiedono tempistiche non compatibili con l’urgenza dell’intervento trattandosi di problematiche di pubblica sicurezza”. E quindi il direttore generale scrive al Comune chiedendo che “venga concessa con la massima urgenza l’autorizzazione alla realizzazione dell’illuminazione e della videosorveglianza, derubricando contestualmente il permesso di costruire del 2005 con la soppressione del richiesto ampliamento del parcheggio e rimandando a successivi provvedimenti la definizione delle problematiche restanti”. L’azienda ospedaliera (che paga) un percorso lo ha imboccato, ma è necessario che Palazzo Rosso autorizzi (senza costi), altrimenti non si può fare nulla.