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È iniziata la settimana che precede il Ferragosto. Anche ad Alessandria i ritmi di vita e lavoro rallentano. Silente pure la politica, tranne qualche raro caso. Forse è per questo che la reazione di Palazzo Rosso alla cronaca di una riunione della Commissione Bilancio pubblicata da Alessandrianews è passata quasi inosservata. Eppure il tema è delicatissimo. Appena archiviata la discussione sul riequilibrio di bilancio con la conferma della cancellazione di 2,5 milioni di euro che sono stati sacrificati sull’altare del pareggio dei conti, esplode la grana della restituzione di circa 40 milioni chiesta dal ministero, attraverso una lettera trasmessa dalla Prefettura. La riflessione ferragostana non è però relativa ai numeri, alle leggi, alle procedure o quant’altro, bensì lo è rispetto agli atteggiamenti della pubblica amministrazione. In uno stizzito comunicato stampa, in cui non cita nemmeno la fonte dell’articolo (e non si dica che lo ha fatto per non fare pubblicità!), il sindaco, Rita Rossa, non ribatte con alcun numero, non confuta nemmeno le ipotesi di un percorso che potrebbe portare a un commissariamento. No, niente. Come nel miglior cinegiornale da istituto Luce d’epoca prima tuona dicendo che la notizia del rischio di pre-dissesto per il Comune di Alessandria “è destituita di ogni fondamento né risponde in alcun modo a dichiarazioni o a contenuti dibattuti in seno alla Commissione Bilancio”. Poi conferma (a parole, senza numeri) “la solvibilità dell’ente comunale e l’equilibrio di Bilancio”, quindi auspica “che non si ripetano più notizie che, oltre a non rispondere al vero, generano ingiustificati allarmismi forieri di danno all’immagine dell’ente”. Come ben sanno fare anche i vari presidenti del Consiglio, la colpa è sempre dei giornalisti. Di fronte a una precisazione così a pensare male si fa anche peccato, ma a volte ci si azzecca secondo la massima di Giulio Andreotti.

Ma a Palazzo Rosso succede anche altro. Giorgio Abonante, assessore al Bilancio, sul blog personale riprende il tema principale del dibattito in Commissione, fornisce un quadro tecnico generale, pur privo di dati, e poi conclude: “Sarebbe il caso che da questa infinita vicenda del dissesto emergesse almeno la consapevolezza che quel sistema di rapporti e potere del passato non serviva a nessuno. La sensazione invece è che in molti sentano per certi versi la mancanza di quel sistema. Quel brodo di relazioni interessate e insostenibili che pian piano sta riemergendo, pronto a indossare il vestito di qualche coalizione elettorale. Le liste dei migliori, quelli che non hanno dimensione partitica perché cavalcano l’onda del generoso spirito civico, che mettono assieme l’élite. Spero che alle prossime elezioni si confrontino contenuti veri, semplici e solidi. Non mascherate aggregazioni di interessi particolari. Saremmo pronti per il secondo dissesto”.

La svolta auspicata è non solo condivisibile, ovviamente è auspicata. Il dubbio, sia concesso, però esiste. Il Pd ha forse paura di un futuribile fronte civico, trasversale, che antepone l’interesse generale (e subito dopo naturalmente quello di parte) a quello partitico? In fondo, anche i partiti sono un po’ aggregazioni di interessi. Altrimenti non si spiegherebbe perché a seconda delle maggioranze che sono al governo viene fatto ricorso allo spoil system di turno con gli amici che operano nel settore imprenditoriale, culturale, della cooperazione, della comunicazione piuttosto che della ristorazione. Il “brodo di relazioni interessate” si sta già scaldando. In casa Pd come altrove. Almeno di questo non si faccia del tutto finta di niente. E senza dare la colpa a chi cerca invece di raccontare. Perché, i partiti lo devono sempre ricordare, c’è un mondo fuori le segrete stanze dei palazzi in cui  oggi vive chi pensa di essere immune e immortale…