primo maggio
Il grande palco del Primo Maggio ad Alessandria. Grande, ma poco affollato

Ma oggi la piazza e i sindacati vanno ancora d’accordo? Numeri complessivamente positivi nelle grandi città per la festa del lavoro (positivi, però certo non oceanici), mentre ad Alessandria il risultato è stato sconfortante. Nemmeno un centinaio di persone in piazzetta della Lega per un Primo Maggio che fra discorsi e musica ha impegnato una cinquantina di  minuti. Altri tempi le manifestazioni sindacali da migliaia di partecipanti (autentici e non ‘incentivati’ all’adesione da permessi o richieste pressanti degli organismi confederali) che hanno sempre visto la Cgil in prima fila. Quest’anno la presenza della organizzazione guidata da Tonino Paparatto è stata anche visivamente leggermente inferiore a quella della Cisl, non fosse altro che l’intervento finale era affidato a Sergio Didier, segretario cislino di Alessandria e Asti. La visibilità della Uil è stata quella di sempre, con Aldo Gregori, responsabile provinciale, a fare da coordinatore degli interventi. La Cgil alessandrina non si è fatta mancare niente nemmeno al pomeriggio, in occasione dell’iniziativa promossa alla Casa di Quartiere di Alessandria, dove sono intervenuti, davanti a un pubblico  variegato di cinquanta/sessanta persone, Paparatto e Anna Poggio, membro della segreteria provinciale della Cgil ed esponente della minoranza interna del sindacato. Mercoledì a Torino va intanto in scena la manifestazione regionale della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil per sollecitare il rinnovo del contratto di lavoro. Un altro momento di verifica della capacità di mobilitazione e di coinvolgimento dei lavoratori da parte delle organizzazioni confederali sempre più impantanate fra copioni triti e ritriti, liturgie secolari e incapacità di rinnovamento intellettuale e culturale ancora prima di quello anagrafico.

Cittadella
La Cittadella di Alessandria

Dalla piazza del sindacato a quella dei sogni. Per la Cittadella di Alessandria arrivano venticinque milioni di euro dallo Stato che si aggiungono ai nove annunciati dalla Regione Piemonte. Sono ore di entusiasmo ad Alessandria. La settecentesca fortezza, uno dei più grandiosi monumenti europei nell’ambito della fortificazione del XVIII secolo, può davvero aspirare a una nuova vita? Se si guarda alle risorse, la risposta è sì. Se si guarda alle dichiarazioni della politica, altrettanto sì. Se si guarda al percorso, vero, che attende il recupero della imponente struttura che si sviluppa su un’area complessiva di venti ettari, però le cose cambiano. Oggi la Cittadella è affidata alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per Novara, Alessandria e Verbano Cusio Ossola. Lo stanziamento verrà gestito dagli uffici territoriali della Sovrintendenza con il Comune di Alessandria che avrà “un ruolo primario nella interlocuzione con la partecipazione a tavoli progettuali insieme a Sovrintendenza e Regione Piemonte” (le parole sono del sindaco, Rita Rossa). Tradotto: le risorse ci sono, ora bisogna progettare il recupero.  E la storia purtroppo racconta come in Italia questa sia la fase più critica. Le enormi cifre di fondi europei non stanziati, o restituiti, per mancato utilizzo o incapacità progettuale attestano la più grave carenza: la profonda difficoltà a programmare e la sottomissione a interessi miopi e di parte. Ad Alessandria, anni fa, era stato disponibile un milione di euro, gestito dalla Provincia, per un progetto di recupero dei bastioni della Cittadella. Come è finita? Lite e contrasti tra l’amministrazione di Palazzo Ghilini (quando l’assessore alla Cultura e poi vicepresidente era Rita Rossa) e il Comune guidato da Piercarlo Fabbio, ognuno con la propria idea progettuale e, dopo annunci roboanti per l’approvazione di un progetto di recupero delle aree esterne da parte della giunta provinciale, l’ennesimo nulla di fatto.

Oggi le risorse ci sono. E le idee? Si parla di concorsi nazionali, potenziali patnership con investitori privati, e non mancano, in queste ore, le solite proposte per un centro residenziale a supporto dell’università, un polo del digitale (idea già formulata dalla giunta Fabbio), un’area di specializzazione, valorizzazione e sostegno di attività artigianali e di eccellenza. Tutte ipotesi già emerse in passato che hanno dimostrato, in diversi casi, un limite concettuale perché l’obiettivo identificato superava di poco i confini comunali e al massimo si spingeva a quelli provinciali. Per essere credibili, bisogna pensare alto e uscire dalla logica del favore all’amico sotto casa. La Cittadella di Alessandria è unica. E anche i progetti di recupero devono essere altrettanto unici.