“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è favorevole”. Mao pensava così durante la rivoluzione culturale cinese. Ad Alessandria la confusione è altrettanto grande sotto il cielo, però la situazione non è certo favorevole. Le crisi aziendali che oggi occupano le cronache sono una rappresentazione emblematica, non (solo) delle difficoltà imprenditoriali, bensì della incapacità del sistema di capire cosa sta avvenendo. L’elenco di questi giorni è nutrito: Securpol Group che annuncia un taglio di personale nazionale che coinvolge in provincia venti dipendenti che finiranno in mobilità; la Sapsa Bedding con le incertezze sulla proprietà e sulle possibili acquisizioni, oltre al ripetuto ricorso agli ammortizzatori sociali; l’ex Bistefani, oggi Bauli, che sposterà la produzione e chiuderà lo storico stabilimento di Villanova Monferrato; la Kme dove le precarietà sono legate a produzioni e assetti proprietari.

Ma sono tutte crisi improvvise e che stanno massacrando il tessuto socioeconomico alessandrino? Purtroppo no. Anzi. Sapsa, Bistefani, Kme hanno storie che si stanno ripetendo uguali a se stesse da tempo. La fumosità della gestione è nota da anni, ma chi dovrebbe essere chiamato a vigilare non ha saputo che rispondere all’ultimo minuto con il  rituale dello sciopero, della conferenza stampa convocata per spiegare che “chiederanno alla proprietà dei chiarimenti”, mentre sono sempre pronti a “vigilare e tutelare i diritti dei lavoratori”. Cgil, Cisl e Uil oggi appaiono distanti anni luce da quelle organizzazioni che, invece, per molto tempo sono state in grado di leggere le evoluzioni economiche con una buona efficacia ed essere protagonisti attivi di processi innovatori come i Patti territoriali. Ma nessun rappresentante sindacale dentro alle aziende si è reso conto di quello che accadeva? Qualcuno ha mai raccolto informazioni sulle proprietà? Qualcuno si è mai aggiornato periodicamente? Quando i sindacati convocano una conferenza stampa per illustrare una crisi aziendale, ma non sanno a volte fornire dati precisi nemmeno sulla proprietà, oppure chiamano giornalisti solo per illustrare un passaggio tecnico che non è di alcun interesse pubblico, sorge una domanda: siamo davanti per caso ad atteggiamenti autoreferenziali e basta?

BANDIERE DEI SINDACATI CONFEDERALI

Oggi i confederali appaiono unicamente impegnati a rincorrere le crisi. Passano da un accordo per la cassa integrazione a un altro per la mobilità, dalle parole (sincere sicuramente) amare per la chiusura di un’azienda alla moderata soddisfazione per intese che a distanza di poche settimane saranno poi puntualmente disattese.E se questo avviene sul fronte privato, su quello pubblico non stiamo certo meglio. Esemplare il caso Atm di Alessandria: alla ufficializzazione della liquidazione e della decisione del Comune di portare il ramo del trasporto pubblico dentro al Gruppo Amag (storia nota da settimane) non si è ancora sentita una voce alzarsi dalle segreterie.

Cgil, Cisl e Uil stanno ratificando, come notai, gli insuccessi. Non una valutazione di prospettiva, non una visione globale. Solo progettualità confuse su tavoli da aprire, lettere di richieste di incontri cui non è mai arrivata una risposta, appelli vaghi ai pubblici amministratori. E litigate pubbliche fra loro come è avvenuto per le differenti prese di posizioni per gli accordi di zona del Gruppo Gavio. Il cittadino che ha tentato di capire cosa sia successo fra Cgil Cisl e Uil avrà subito rinunciato. Anche perché la capacità di sintesi e la chiarezza di esposizione non appartengono a molti.

C’è molta confusione sotto il cielo.