Quella alessandrina è davvero una terra strana. Area di confine, circa 430.000 abitanti, incuneata fra Liguria e Lombardia, è una provincia che ha dato i natali a personaggi di rilievo nazionale in politica, economia, cultura, medicina, sport. Avrebbe tutte le condizioni per essere protagonista. Ma così non è. Alcuni dei ‘figli’ l’hanno di fatto dimenticata, altri la frequentano solo per  legami familiari, altri ancora la celebrano unicamente quando conviene per meri fini di interesse privato. Non bisogna meravigliarsi se chi può, se ne va. E chi resta, combatte, però senza troppe speranze di successo. La politica che conta insieme ai centri di potere, non appaiono in grado di fare decollare il meglio che esiste sul territorio. Così la provincia non esce dalla mediocrità, dalla periferia intellettuale ed economica. Manca il sistema, manca l’0rgoglio, mentre invece non mancano le eccellenze. Il paradosso è tutto qui. Come dimostra la sanità. Uno dei tanti esempi illustri. Mentre il Torinese e il Novarase anno accelerato su nuovi ospedali, nomine di primari, investimenti, le aziende alessandrine (Aso e Asl) sono chiamate a un ruolo fondamentale di assistenza sanitaria, ma lottando con le unghie e i denti per portare a casa risultati non sempre eccezionali.

Prendiamo il caso della lentezza proprio delle nomine. E i tentativi di piazzare il nome famoso a discapito di altri, oppure di ‘colonizzare’ un reparto di alta specialità con professionisti esterni. Alcuni concorsi sono stati banditi, altri arriveranno. Per quello per la direzione delle Malattie Infettive sta facendo discutere la presentazione della domanda di partecipazione al concorso di Fabrizio  Pulvirenti, classe 1964, il medico che ha  contratto il virus ebola mentre prestava servizio come volontario in un centro medico gestito da Emergency in Sierra Leone. Il sopravvissuto all’ebola che lavora all’ospedale di Enna perché  mai dovrebbe attraversare l’Italia per partecipare al concorso alessandrino? Quante possibilità avrebbe? Oppure è un nome diventato famoso e utile per essere ‘speso’ in qualche modo sul territorio piemontese? Chissà. Magari non  si presenta nemmeno, comunque vedremo.

ospedale alessandria
Ospedale di Alessandria, l’ingresso di via Venezia

 

Eppure l’azienda ospedaliera del capoluogo continua a scontare ritardi e scarsa attenzione della politica che conta. Il nuovo blocco operatorio è pronto da anni, ma non ancora completato. In questi giorni è stata costituita la commissione tecnica interna che dovrà aprire le buste della gara per assegnare l’incarico per la fornitura degli arredi delle sale. Appare però difficile che la primavera 2016 coincida con il completamento del nuovo blocco, come aveva annunciato Giovanna Baraldi, direttore generale dell’azienda ospedaliera. E un altro appuntamento slitta nel tempo.

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Il complesso ospedaliero di Novara sorge a ridosso del centro

Da un lato l’ospedale di Alessandria vuole puntare a diventare un Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico), dall’altro la politica che decide, i gruppi di interesse, chi gestisce i cordoni della borsa sembrano sempre guardare da un’altra parte. Dove? Per esempio a Novara. Qui in tempi relativamente veloci, dopo peraltro anni di immobilismo, è arrivato a inizio marzo il via libera per la realizzazione della ‘Città della salute e della scienza’, la più grande opera pubblica realizzata a Novara negli ultimi cento anni e il cui costo complessivo è stimato in poco più di 320 milioni di euro: 6,7 a carico della Regione, 127,5 dello Stato, quasi 106 dell’Azienda ospedaliero-universitaria che saranno ricavati dalle vendita di poderi agricoli e altri beni immobili, 80,3 milioni saranno coperti con l’aggiudicazione  della gara di concessione.

Come dire, si può fare.