Il Piemonte ha dato il via libera al Piano regionale amianto. Approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, prevede tra l’altro le bonifiche di interesse nazionale di Casale Monferrato (provincia di Alessandria) e Balangero (provincia di Torino) che dovranno essere completate entro il 2020. Il Governo ha stanziato risorse per otanta milioni di euro.

Entro il 2025 è prevista “la rimozione e lo smaltimento della quasi totalità dei manufatti contenenti amianto” anche “incentivando e qualificando le bonifiche attraverso il servizio di raccolta e smaltimento con soggetti abilitati”. Il Piano ha tenuto conto delle indicazioni del Comitato strategico composto dagli assessorati regionali alla Sanità e all’Ambiente, e da Comune di Casale Monferrato, Asl Al, Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale), sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil, Associazione familiari e vittime amianto (Afeva) di Casale, Comitato Vertenza amianto di Mondovì, Associazione italiana esposti amianto Piemonte. Domenico Ravetti, alessandrino, vicepresidente del Gruppo consiliare del Partito Democratico della Regione Piemonte presidente della Commissione Sanità, definisce di “rilevanza primaria” la bonifica dell’area che comprende 48 Comuni del Monferrato per una superficie di 738,5 chilometri quadrati in particolare di Casale e dell’ex fabbrica Eternit “di cui conosciamo molto bene gli effetti sulla salute della popolazione, in particolare conosciamo i numeri della tragedia del mesotelioma, un tumore maligno raro contro il quale non è ancora in uso una cura per sconfiggerlo. Molto è stato fatto, e bene, grazie – prosegue Ravetti – al grande lavoro dei medici dell’Asl Al e dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria con l’Unità funzionale interaziendale sul Mesotelioma, con  i servizi preziosi dell’Hospice ‘Zaccheo’, l’Università piemontese e la rete oncologica. Sono state affinate le cure tradizionali e sono stati avviati – aggiunge – protocolli sperimentali che meritano il giusto sostegno economico e progettuale della Regione Piemonte. In tal senso dobbiamo proseguire con la ricerca in corso e incrementare il numero degli studi clinici terapeutici”.

L’obiettivo primario resta la ricerca. Quella frutto di positive sinergie sul territorio “con Irccs (stituto di ricovero e cura a carattere scientifico) e università per incentivare – sono ancora parole di Ravetti – sperimentazioni cliniche basate su un razionale biologico e rapidamente realizzabili grazie alla collaborazione tra centri ad alto volume di patologia.  Infine dobbiamo ‘dare gambe’ o energie al progetto di Irccs (non solo su mesotelioma) per la rete degli ospedali di Alessandria e dell’Alessandrino”. Questo è il tema caldo della sanità alessandrina, di cui la politica locale non si è ancora appassionata, tranne qualche dichiarazione di facciata formulata più per compiacere la platea che per una autentica coinvizione visto che finora non sono seguiti molti fatti alle non troppe parole parole. “Non avremo bisogno – è il parere di Ravetti – di un favore per essere riconosciuti Irccs. Non sarà possibile negare una verità con un’analisi lucida, in verità la rete alessandrina è già pronta a fare il salto di qualità. Per tante ragioni: anche per le vittime del mesotelioma, per le speranze dei malati, per la grande battaglia civile e giudiziaria di una comunità che non si è arresa nemmeno di fronte all’ultima sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna contro l’ultimo proprietario della Eternit”. E anche perché a livello nazionale l’attenzione è invece altissima, come hanno ancora dimostrato i passi recenti avvenuti a Roma e che hanno visto protagonista Giovanna Baraldi, direttore generale dell’azienda ospedaliera, e Antonio Maconi, responsabile della struttura di Sviluppo e promozione scientifica dell’ospedale, insieme all’alessandrino Renato Balduzzi, già ministro della Salute.