Un gruppo di ricercatori, fra cui una italiana, annunciano i primi, positivi, risultati di una terapia ‘personalizzata’ per trattare la leucemia linfoblastica acuta.

Trattare il cancro col sistema immunitario

Ma la frontiera della cura personalizzata è più vicina di quanto si possa pensare. La conoscenza biologica del paziente può essere usata per creare una terapia letteralmente cucita addosso alla persona colpita da un linfoma. Una cura che viene messa a punto a livello molecolare grazie a una ricerca clinica che fonde l’esperienza ospedaliera a quella universitaria. Non siamo negli Usa e nemmeno in qualche famoso ospedale internazionale. Siamo nel reparto di Ematologia dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria. Dove Marco Ladetto, che oggi lo dirige, sta mettendo a punto gli ultimi particolari del convegno internazionale ‘Toward personalised treatment in lymphoid tumors’, organizzato dall’azienda e dall’Università del Piemonte Orientale per il 25 e 26 febbraio. Due giorni di lavoro, tutti in inglese, per aggiornare clinici e ricercatori che arrivano da Italia, Germania, Francia, Spagna, Danimarca, Grecia, Olanda sui passi in avanti della cura ‘personalizzata’. Ogni paziente ha una caratterizzazione biologica unica e la lotta ai linfomi, “molto intelligenti e complessi” come li definisce Ladetto, deve scendere sul piano molecolare per aumentare l’efficacia della cura. Grazie ai rapporti personali del direttore di Ematologia, gli scienziati, i ricercati, i clinici arriveranno ad Alessandria senza percepire compensi, portando invece un bagaglio di esperienza che rilancia il Piemonte sugli scenari internazionali. L’azienda ospedaliera punta intanto al traguardo dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) che consentirebbe di portare nel capoluogo anche laboratori d’avanguardia e nello stesso tempo aumenterebbe le opportunità di intercettare risorse. Quelle che continuano purtroppo a penalizzare la ricerca italiana che al contrario è invece uno dei valori aggiunti del Paese.

Rispetto alla cura dei linfomi, cosa significa una cura ‘personalizzata’? “L’aspetto primario – risponde Marco Ladetto – è quello di mettere a punto una terapia che esce dai rigidi confini dei protocolli standard ed è cucita addosso al paziente. L’efficacia non è solo quella della cura, ma anche della successiva prevenzione perché le cellule saranno in grado di riconoscere eventuali recidive nel momento in cui scatta nuovamente l’allarme”. I linfomi sono in aumento? “Sì, l’incidenza è in crescita, ma la mortalità in calo grazie alle terapia sempre più efficaci. Oggi per linfomi e mielomi abbiamo un esito positivo che oscilla fra il sessanta e il settanta per cento. La situazione è diversa per le leucemie dove la percentuale di guarigione si attesta sul trenta – quaranta per cento. Sulla evoluzione di questa patologia pesa moltissimo l’enorme variabilità genetica”.