Storie di gusto, di prodotti tipici, di soldi pubblici. Storie italiane. Le trovi in ogni provincia del Bel Paese. Ma c’è sempre qualche punta di eccezionalità. Che assume i contorni della perversione quando ripete, uguale a se stessa, errori e dispersione delle risorse. Questa volta prendiamo un po’ più di spazio perché i protagonisti sono ‘pubblici’. E il progetto è ancora quello dell’economia assistita dal retrogusto di piano quinquennale. Quell’economia pianificata, dall’acquisto della materia prima alla commercializzazione, che ha contribuito a gettare sul lastrico un numero imprecisato di aziende e artigiani che in questa Italia per troppi anni hanno creduto che lavorare per il settore pubblico fosse la panacea di tutti i mali.

Lanciato in grande stile per diventare il simbolo della promozione del territorio, dopo qualche anno è quasi scomparso dalla circolazione commerciale. Difficile trovarlo in negozi ed enoteche (e quando avveniva il prezzo appariva nettamente fuori mercato), ma anche nelle carte dei vini di quasi tutti i principali ristoranti. Dall’ottobre 2010, epoca della presentazione, al novembre 2015, momento della rinascita del progetto, è passato molto tempo e l’economia vitivinicola è cambiata. Ma i protagonisti dell’epoca sono convinti che si possa ripetere l’exploit della prima ora. E così in provincia di Alessandria torna sulla scena il “Marengo” con uno spumante metodo classico che al dettaglio costerà circa 14 euro alla bottiglia e che vuole rilanciare la ‘Rinnovazione del Cortese’ che “aveva come obiettivo consentire l’acquisizione di quella parte di mercato che oggi richiede vini con bollicine a bassa gradazione alcolica e che poteva contribuire ad incrementare la produzione vitivinicola in provincia” come spiega Gian Paolo Coscia, presidente della Camera di Commercio, ente capofila del progetto insieme a Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Vignaioli Piemontesi, e Cantina Tresecoli di Ricaldone che si occupano della produzione e della commercializzazione. Realizzato con vino Cortese, il “Marengo” spumante metodo classico scende in campo però con 6.500 bottiglie, mentre l’altra versione sopravvissuta conta su circa 35.000 bottiglie “tutte quasi vendute” assicura Elio Pescarmona, direttore generale della Cantina Tresecoli. Certo, le potenzialità sarebbero molte (“Ci sono circa mille ettari di vigneti di Cortese che potrebbero garantire una produzione di sette milioni di bottiglie” afferma Giulio Porzio, presidente della Vignaioli Piemontesi) così come appare una sfida interessante quella di puntare sulla Doc (Denominazione di origine controllata) del “Marengo” per le province di Alessandria e Asti.

Però la fase attuale, presentata con grande orgoglio e convinzione, appare alquanto analoga a quella del 2010. La volontà c’è però per il riconoscimento della Doc “il percorso sia agli albori e c’è ancora molto da fare” (parole di Pescarmona) e per l’aspetto produttivo e commerciale ai buoni propositi al momento non segue né una quantità sufficiente per andare su mercati più importanti, né una distribuzione che punta fortemente fuori dall’Alessandrino e che al momento è limitata a quattordici fra ristoranti, enoteche, bar, gastronomie, pizzerie, pasticcerie di Alessandria, altre quattro realtà in provincia e un ristorante nel Parco naturale La Mandria a Venaria, due vinerie a Genova, un bar a Vercelli e un locale di Castel Boglione. Il progetto originale ha trovato il sostegno e il cofinanziamento della Camera di Commercio, della Provincia e della Fondazione Cra e il consulente è stato l’enologo Donato Lanati del centro di ricerca Enosis di Fubine (oggi è meno impegnato in Itali e molto di più all’estero, come avviene attualmente in Kazakistan, nazione dalle risorse fresche e facilmente accessibile per le nuove forme di consulenza). Identico comunque l’obiettivo del 2010: “Garantire un reddito ai viticoltori, anche laddove la viticoltura è meno redditizia e si rischia l’abbandono agricolo”. Le parole oggi arrivano da Giulio Porzio. Che aggiunge: “In Piemonte, secondo gli ultimi dati della Regione, ci sono 2567 ettari di vigneti coltivati a uva Cortese e 2440 aziende che li coltivano. Di questi oltre duemila ettari sono in provincia di Alessandria con 1354 aziende, compresa l’area del Gavi, e circa 450 nell’Astigiano con 1029 aziende”.

Dalla Cantina Tresecoli rilancia ancora Pescarmona: “Invitiamo ristoratori, baristi, enotecari, albergatori delle nostre zone a servire nei locali uno spumante prodotto esclusivamente con uve del territorio sul territorio: molti lo hanno già inserito nelle loro carte dei vini. E l’invito è rivolto anche ai consumatori che dovrebbero rivolgersi a questo prodotto con l’orgoglio di consumare e creare benessere alla zona di produzione alessandrina”. La parola qualità viene solo evocata, al palato il “Marengo” metodo classico appare ben costruito, però con una punta dolciastra che potrebbe essere lievemente corretta se l’obiettivo è farlo diventare “l’altro spumante” del Piemonte per “tutti i consumatori” e “tutte le tasche”. La bollicina protagonista oggi è infatti l’Alta Langa, spumante brut metodo classico millesimato ottenuto da uve Pinot nero e Chardonnay coltivate sulle colline piemontesi dell’Alta Langa.

Ancora una volta alla base del progetto c’è un tentativo di sostenere l’economia con risorse pubbliche (ma quando la giacenza è esaurita, la materia prima dove la si trova?) che però ha già dimostrato in passato di non funzionare. Come si riesce a fare convivere fianco a fianco un’azienda che lavora bene in vigna e in cantina, investe e si impegna a fondo nella commercializzazione con quella che attende solo di raccogliere e conferire l’uva, senza fare molto altro tanto il reddito è garantito? E già alcune aziende della zona hanno commentato così: “I produttori del territorio queste cose le vengono a sapere dalla stampa…”.