La ricerca scientifica è uno dei fronti in cui si distingue l’attività dell’Università del Piemonte Orientale. Un fronte rispetto al quale i riconoscimenti si ripetono con frequenza, a testimonianza del valore delle attività. L’utimo in ordine di tempo è quello che arriva dalla rivista Nature Genetics che ha pubblicato un ampio studio internazionale sulla genetica della sclerosi multipla condotto dal Consorzio internazionale della sclerosi multipla (Imsgc) e coordinato dalle università di Cambridge (Stephen Sawcer, Department of Clinica Neurosciences) e Oxford (Gil McVean, Wellcome Trust Centre for Human Genetics).

Allo studio, cofinanziato da Aism (Associazione italiana sclerosi multipla), Fism (Fondazione italiana sclerosi mutipla) e Fondazione Cariplo, hanno partecipato Sandra D’Alfonso, docente del Dipartimento di Scienze della Salute e direttore dell’Ircad (Interdisciplinary research center of autoimmune diseases) dell’Università del Piemonte Orientale, e Filippo Martinelli Boneschi, neurologo e responsabile del laboratorio di genetica umana delle malattie neurologiche dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano. Lo studio è il completamento del progetto Immunochip, pubblicato sulla stessa rivista nel 2013, ed è focalizzato «sulla regione del sistema maggiore di istocompatibilità dove mappano i geni che contribuiscono con maggior peso alla suscettibilità alla malattia».

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Sono stati analizzati 17.465 individui con sclerosi multipla e 30.385 soggetti sani di undici coorti di origine europea che comprendono anche l’Italia. «Lo studio – spiega Sandra D’Alfonso – ha costruito una mappa della regione Hla con marcatori genetici alla più alta definizione e densità mai esaminata che ha permesso, oltre che di identificare nuovi fattori di rischio e fattori protettivi, anche di evidenziare delle importanti interazioni tra alcuni dei singoli fattori della regione». I risultati possono aiutare a chiarire meglio la causa della malattia e identificare nuovi bersagli terapeutici. «I ricercatori – aggiunge – Filippo Martinelli Boneschi – hanno analizzato il ruolo di 102 geni non Hla e 5 alleli Hla attraverso la costruzione di uno score di rischio genetico analizzando 4.500 individui con sclerosi multipla e oltre 5.000 soggetti sani. Lo studio ha permesso di confermare il ruolo di questi fattori genetici nella popolazione italiana: le persone che presentano il numero più elevato di varianti di rischio hanno un rischio di sviluppare la sclerosi multipla almeno dodici volte superiore rispetto alle persone con minor numero di varianti di rischio. Inoltre, dal confronto con le altre popolazioni, la ricerca – conclude – ha permesso di mettere in evidenza un’interessante correlazione tra la prevalenza di malattia e la costituzione genetica della popolazione d’appartenenza».