Come sarà la vendemmia 2015 in provincia di Alessandria? Una prima risposta, in attesa del responso finale dalle cantine, è arrivata a Expo. Un palcoscenico diventato abituale per ogni genere di presentazione sia rivolta ai mercati internazionali, sia di natura più strettamente autoreferenziale. E così per scoprire cosa riservano i vigneti del variegato territorio alessandrino bisogna affidarsi alla Camera di Commercio di Alessandria che all’interno di “Identità Expo” – temporary restaurant coordinato da Andrea Ribaldone, cuoco del ristorante “I due Buoi” di Alessandria – ha organizzato una presentazione, con degustazione, davanti a un gruppo di giornalisti.  «Una grande vendemmia, una inconsueta varietà di denominazioni distribuite su cinque territori dalle caratteristiche straordinarie, un’attenzione crescente dedicata dal mondo professionale del vino e testimoniata da un numero elevato di riconoscimenti (il più recente: le dieci aziende premiate con i ‘Tre bicchieri’)» dice Gian Paolo Coscia, presidente dell’ente camerale.

Al focus sulla vendemmia 2015 hanno partecipato il Consorzio del Gavi con il direttore Francesco Bergaglio, il Consorzio Colli Tortonesi con il presidente Stefano Bergaglio, l’associazione Strada del Vino Colli Tortonesi con il presidente Walter Massa, il Consorzio dell’Ovada con il vicepresidente Giuseppe Ravera, e l’Enoteca regionale di Acqui Terme con l’imprenditrice Michela Marenco.

vini expo

Gian Paolo Coscia (primo a sinistra) durante la presentazione all’Expo

La lunga nota diffusa dalla Camera di Commercio racconta la versione istituzionale della presentazione della vendemmia 2015.
Per la zona del Tortonese, Stefano Bergaglio ha rilevato che quest’anno «la qualità si prospetta molto alta e gli standard qualitativi sono tanto elevati da essere riscontrabili in poche altre annate. Nonostante questo, sarà un anno di luci e ombre tenendo in considerazione i prezzi di mercato: secondo i produttori, le uve tradizionali non sono state premiate a sufficienza, in relazione alla qualità e alla quantità prodotta, a fronte di rese ancora più basse rispetto agli scorsi anni». Per il Timorasso il 2015 sarà «un’annata storica che probabilmente riuscirà a portare il prodotto in tutto il mondo con ancora maggiore prestigio». Viene definito «ottimo» il raccolto del Cortese, mentre per la Croatina si parla di «eccellenza qualitativa» e si attendono «i riscontri sul mercato in quanto si tratta di un prodotto non ancora affermato, di non semplice collocazione, ma sul quale i produttori stanno investendo». Il prezzo per chi vende uve nere parte intorno ai 50 centesimi/chilo (con valori più alti in ragione della qualità del prodotto). «La speranza – si legge ancora – è che, con la produzione limitata di Barbera, come ha ribadito Walter Massa, il mercato dei vini in Piemonte possa aumentarne il prezzo e le Cantine sociali possano pagare in maniera più adeguata i produttori».

Nel Casalese, sia per Grignolino sia per Barbera, la qualità «è ottima: uva bella e sana con rilevazioni dai 20° zuccherini in su». Elemento giudicato «critico» è la quantità, calata del quindici per cento circa rispetto agli scorsi anni e la causa è imputata alla siccità. I prezzi «sono da ritenere simili allo scorso anno: da 40 a 50 centesimi al chilo».

Nel Gaviese, per Cortese e Gavi l’andamento qualitativo «è paragonabile alla perfezione, per gradazione e salute». Francesco Bergaglio parla di una produzione che ha subìto «un arresto quantitativo rispetto agli scorsi anni (oltre il venti per cento), ma il prezzo attuale è intorno all’euro, più di quanto stabilito in sede di Commissione paritetica».

Acquese: per Moscato, Brachetto e Albarossa, l’uva «si distingue per bellezza, qualità e tutti gli indicatori positivi (fermentazione, temperatura, grado zuccherino alto, acidità, tannino)», ma sui vitigni tardivi (in particolare Albarossa) la siccità «ha influito negativamente, con la conseguente bassa resa in cantina coi mosti che non arriva al parametro tradizionale del settanta per cento». Michela Marenco, titolare della casa vinicola Marenco di Strevi e associata all’Enoteca regionale di Acqui, si è detta «molto soddisfatta dei risultati della vendemmia e che si preannuncia di ottimo auspicio per lo sviluppo economico e turistico di tutto il territorio della provincia».

Anche per l’Ovadese, in particolare il Dolcetto, è stata un’annata «molto positiva, “fuori dal normale”, con mosti strutturati, corposi, colorati». Le quantità hanno visto «un calo minimo, che varia tra aziende, aiutate dall’assenza sostanziale di patologie e gravi danni climatici». Giuseppe Ravera ha parlato del prezzo, salito ultimamente «in conseguenza alla quantità limitata di uva». Un prezzo «variato su due fasce: i grossi quantitativi alla rinfusa (poca variazione) e le partite più piccole (20/30 quintali) per cui il prezzo può crescere. «Se, infine, nell’Ovadese, i produttori assistono a un maggiore interesse verso il Dolcetto, prodotto molto versatile, si dimostrano allineati – conclude la nota della Camera di Commercio – al buon livello di qualità dell’annata anche Barbera e Cortese».

Adesso tocca alle cantine. In attesa della parola fine sulla vendemmia 2015 e dell’avvio delle azioni di promozione che devono seguire obbligatoriamente ogni presentazione che legittima giustamente l’azione istituzionale di sostegno al settore, ma che poi deve trovare in ogni aziende vitivinicola la forza autonoma per confrontarsi con il mercato. E su questo fronte il sistema alessandrino deve fare ancora dei passi in avanti.