Il futuro in una matita. Un futuro che potrebbe rivoluzionare la produzione industriale che utilizza la plastica come materia prima. Ad Alessandria c’è chi crede che questa possa essere la strada giusta. E lo sta dimostrando non solo impegnando risorse nello sviluppo del progetto (nella prima fase investirà circa trecentomila euro), ma coinvolgendo in prima persona chi ha fatto la scoperta. Da un lato c’è la Guala Closures, fondata dalla famiglia Guala nel 1954, oggi è una multinazionale leader a livello internazionale nella produzione di chiusure in alluminio per superalcolici, vino, olio e aceto, acqua e bevande, alimenti e farmaceutici, e dall’altro Konstantin Sergeevič Novosëlov, premio Nobel per la Fisica nel 2010 per “i pionieristici esperimenti riguardanti il materiale bidimensionale Grafene, materiale molto elastico, resistente che potrebbe sostituire la plastica”. La scoperta risale al 2004 al termine di una serie di esperimenti su un cristallo di grafite (il minerale usato appunto per le matite) che hanno permesso di isolare meccanicamente una foglia di Grafene, grazie a semplice nastro adesivo. Novosëlov, insieme a Andrej Geim (il Nobel è andato a entrambi), è stato coinvolto dalla Guala Closures per approfondire alcuni aspetti di un progetto industriale ambizioso, innovativo e che sta facendo sognare il management della società guidata dal presidente e amministratore delegato Marco Giovannini (ha guidato fino a pochi mesi fa Confindustria Alessandria).

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Konstantin Sergeevič Novosëlov ad Alessandria, durante l’incontro con la Guala Closures

Il fisico russo naturalizzato inglese, classe 1974, è il valore aggiunto di un progetto che guarda alle piccole antenne dei ‘tappi parlanti’ e alle chiusure di nuova generazione. Sono le sfide della Guala Closures per le quali appare fondamentale questo materiale costituito da uno strato monoatomico atomi di carbonio e che ha la resistenza meccanica del diamante e la flessibilità della plastica. Il Grafene è un conduttore eccellente, ha qualità elettroniche e ottiche superiori ad altri materiali, è flessibile e trasparente. Oggi ha un solo limite: la traduzione industriale che è ancora complessa. Ma le sfide sono all’ordine del giorno per la società di Marco Giovannini che poco tempo fa ha realizzato una antenna per comunicazioni inserita all’interno del tappo che “dialoga” con gli smartphone per fornire diverse informazioni come l’anno e il luogo di imbottigliamento di un vino. Un tappo hi-tech che potrebbe essere migliorato grazie al Grafene. Una produzione ancora lontana. E un piano che deve superare mille difficoltà e che deve fare i conti con il costi della materia prima. Il Grafene va dai cento ai mille euro al chilo a seconda della qualità e dell’utilizzo industriale, con quello puro ottenuto in laboratorio che tocca i cinquantamila euro a centimetro quadrato. “Le prime prove meccaniche sui materiali hanno dato risultati ottimi” dice Marco Giovannini. Che sottolinea un altro aspetto, questo positivo: il costo al chilo del Grafene è molto alto, però sono richieste piccole quantità. Lo 0,1 per cento di materiale permette di aumentare del 20/30 per cento il prodotto finale.

“Siamo di fronte a un domani che richiede ancora della ricerca” aggiunge il premio Nobel. Che intanto è “rimasto sorpreso” dalla produzione della Guala Closures, ha incontrato tecnici, manager e personale dello stabilimento alessandrino e si è parallelamente confrontato con alcuni ricercatori dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova presenti all’incontro con la Guala (la società oggi opera in cinque continenti con venticinque insediamenti produttivi, cinque centri di ricerca e occupa oltre quattromila tra manager, professionisti e tecnici, producendo una media di quattordici miliardi di chiusure vendute in cento Paesi).

Rimane sullo sfondo il ‘sistema Italia’ e la capacità di sostenere le opportunità di sviluppo. La Guala Closures investe risorse proprie su un legittimo progetto industriale. Che però non trova, come molti altri, una robusta e affidale sponda da parte dello Stato. Konstantin Sergeevič Novosëlov ha ottenuto il premio Nobel e oggi lavora a Manchester dove è nato il National Graphene Institute, uno dei centri di ricerca più all’avanguardia della Gran Bretagna. Una struttura che sta diventando un punto di riferimento mondiale per la ricerca di settore e che ha fatto nascere opportunità reali di lavoro sia per i ricercatori, sia per le aziende. La struttura è stata finanziata dal Governo con un investimento di 38 milioni di sterline e dal Fondo europeo per la ricerca e lo sviluppo con 23 milioni di sterline.